03 Marzo 2010
Written by
Paolo Musolino (

)
Published on Marzo 3rd, 2010 @ 01:58:13, using 808 parole, 25 visite
Nel coro delle molteplici voci dell'Arte la poesia, a mio avviso, costituisce la corda più vibrante, capace di esprimere i sentimenti più reconditi e le passioni dell'uomo.
Essa quindi è la privilegiata fra le arti in quanto, con l'ausilio della parola, riesce ad esternare, eticamente ed esteticamente, le verità supreme del cuore umano, in uno con gli affetti più intimi e più cari e con gli impulsi più nobili delle idealità civili, politiche, religiosi.
Considero la poesia come " coscienza del mondo", impareggiabile leva di progresso per il divenire sociale umano, a dispetto di risolini sardonici e i maliziosi ammiccamenti con cui altri..."professionisti" han sempre biasimato e deriso la categoria dei poeti.
Poichè di presenza poetica s'impronta, in ogni tempo, la civiltà dei popoli, e di essa vibrano i percorsi storici di ogni letteratura, non è presunzione la mia se affermo, a voce alta, che forse anche la poesia riuscirà a salvare il mondo, specie dopo fallimenti prove di altre panacee, scienza e politica comprese, considerate nei gusti delle loro più recenti implicazioni.
La Poesia, ben inteso, non il titanismo velleitario del singolo poeta che intende vestire di corazza i propri versi, presumendo di poter avere con essi la vittoria in pugno contro i mali del mondo.
La poesia quindi non nasce armata come Minerva dalla testa di Giove, come affermava De Sanctis, ma viene al mondo dalle viscere dell'universo, pudicamente vestita di umiltà e di verità.
E perciò agisce nel silenzio dello spirito, quasi come un Dio ascoso; e, se crociamente intesa, essa "educa senza educare, ammonisce senza ammonire, svelando i recessi più profondi e le fibre più delicate dell'anima umana" .
Certamente, e ne sono convinto, il poeta deve in ogni caso prestare il suo "culto" alla bellezza e alla verità.
Ma è un culto che va inteso integralmente, operoso più che edonistico o formalistico, e comprensivo di ogni ragione e di ogni interesse di vita, di civiltà, di umanità.
Il Vero dell'Arte riposa, a mio avviso, sempre all'ombra della natura e dello spirito che la anima: Ed è vero ogni libero moto del cuore ed ogni anelito che nasce dall'interno dell'uomo, e lo spinge in ogni caso ad agire. Aristotale asseriva che "La verità sta sempre scritta in fondo ad un grido".
Raccogliere quel grido, farlo proprio, riviverlo e riecheggiarlo, plasmato di una forma creativa di impulsi e di moti, è compito del poeta in quanto uomo, attingendo alle radici della propria formazione, ossia della propria cultura. Va ricordato perciò che alle spalle di un poeta ci sarà sempre il fermento d'una cultura, anche se la cultura per se stessa non è supporto sufficiente a far d'ogni uomo colto un poeta.
Ma l'uomo-poeta sarà sempre, suo malgrado, un riformatore del mondo, comunque egli sarà sempre una "creatura" ideale abituata però a tenere i piedi per terra, perchè non c'è modello ideale di esistenza al di fuori della realtà terrena. A tal proposito mi piace ricordare quel che suoleva affermare Gandhi: "ogni volta che sorge un contrasto tra un fatto e un'idea, è il fatto che deve essere modificato, non l'idea".
E l'ideale, come assoluta verità, fu affermazione del poeta Carducci in un celebre verso: " O ideal soltanto tu sei vero!" Ciò per dire che nessuno, più del poeta, costituisce sugli ideali la nuova realtà del mondo.
Così come nei sogni dell'utopia respira sempre il seme della verità.
Sbaglierebbe pertanto chi ancora si attardasse a considerare il poeta come un vanesio ed illuso sognatore, un buono a nulla adusato a parlare con...le nuvole. D'altro canto il poeta che nel suo intento di elevazione verso la sfera d'una realtà agognata, respingesse col piede la terra su cui cammina, avrebbe di già decretato la propria condanna.
Poeta "vivente" sarà invece colui che saprà scrostare dall'anima del mondo gli intonachi della corruzione e dell'ipocrisia. e pertanto egli chiede, per quest'opera di... bonifica sociale ed umana, la solidarietà e la collaborazione di tutti coloro che, pur non essendo poeti di fatto, lo sono di cuore, di mente, e verso i quali sempre la sua voce si dirige, bisognosa solo di ascolto e di comprensione.
Esiste uan suggestiva tradizione orientale che ciascun uomo pianti almeno un albero nel corso della propria esistenza, come contributo di arricchimento creativo offerto alla natura ed alla vita di cui egli stesso ne fa parte . Un contributo esile che nella sua semplicità sarà destinato a scomparire, un giorno nella selva dei grandi fusti. Vi si configura l'umile, silenzioso cammino d'ogni voce di poeta, che si disperde, quasi smarrita per le vie del mondo, ma che si ritrova negli angoli più remoti d'ogni cuore che la sa ascoltare.
(C) Copyright
Paolo Musolino
19 Dicembre 2009
Written by
Paolo Musolino (

)
Published on Dicembre 19th, 2009 @ 01:22:48, using 733 parole, 35 visite
Il mese di dicembre sta consumando i suoi giorni e il Natale si sta avvicinando.
Viviamo questa attesa aspettando qualche novità.
In realtà il Natale di quest'anno sarà identico a quello dell'anno scorso e a quello di tutti gli anni passati.
Il Natale è un Dono di Dio che chiede di essere da noi accolto.
E' un Dono che si rivela gradualmente "agli uomini di buona volntà".
Ha il colore della meraviglia per i più piccoli, della scoperta per i ragazzi, del mistero per gli adulti, di un
serio impegno per tutti.
Viene per deporre nel solco profondo della nostra esperienza quotidiana il seme di una nuova vita che
non conosce il tramonto perchè "nata da Dio".
In questo sta il valore, il significato dell'evento natalizio.
Purtroppo nel mondo non vediamo realizzato tutto questo.
Il Natale non dovrebbe essere solo e soltanto giorno per dolciastre consolazioni o commozioni,
ma virile e coraggiosa revisione di vita, di autentica conversione,di nascita nuova.
Avremo il coraggio di fare un passo così grande e decisivo?
Da parer mio, non riesco a guardare solo un albero di Natale nè abbaglianti luci nelle vetrine dei negozi.
Fermo invece il mio sguardo sul Bambino di Betlemme e resto immobile davanti a lui.
Lo vedo come tanti altri bambini, ma sento che è diverso da tutti:
quel Bambino, fatto come noi, ha qualcosa di diverso: in lui si manifesta il mistero di Dio.
Non sono mai riuscito a comprendere perchè nalla notte del 25 dicembre tanta gente ami soltanto tenere il cosiddetto
"cenone di Natale", con annessi tappi di spumante che saltano e successive contorsioni e danze.
Se non si crede al Natale di Gesù, non vedo perchè si debba far "festa".
Se il Natale non significa "nulla", che senso ha festeggiare "il nulla"?.
Se invece si crede che il Natale è memoria di Gesù, non vedo che centri impiantare questo sacro giorni
in affari consumistici che lasciano il tempo che trovano...
forse si tratta soltanto della ben nota contraddizzione umana!
Il Natale è una realtà troppo grande e quasi stento ad afferrarla con la mia piccola mente d'uomo.
Vivo questo tempo non con l'abito della sola gioia, ma anche dell'angoscia di essere un uomo strano e di camminare contro corrente.
Il motivo è dettato da quegli occhi del Bambino di Betlemme, a lungo da me fissati e
dai quali mi sono sentito guardato fin negli angoli più nascosti di me stesso.
Non ho potuto non accostarli agli occhi di milioni di altri bambini repressi, seduti negli angoli della terra, nudi, scheletriti.
Sono bambini dagli occhi straordinariamente spalancati, che guardano lontano con la speranza nel cuore, sempre in attesa,
desiderosi di anticipare già con la luce dei loro sguardi, la nascita di una primavera che a causa dei nostri egoismi tarda a venire.
Sono proprio gli occhi di questi bambini che fanno nascere in me una grande inquietitudine e mi fanno arrossire e vergognare...
E ciò perchè mentre essi, nudi, poveri, afflitti, ci guardano, io, noi,vivo e viviamo in un clima
di benessere, tra un mucchio di cose, molti accessori superflui che considero non necessari.
Il vero Natale, quello che io intendo
è quello dei poveri senza pensione,
quello delle famiglie senza casa,
quello degli orfani abbandonati e senza amore,
quello dei ragazzi sfatti dalla droga,
dei derisi, degli emarginati.
quello che genera una vita che va spesa per accogliere e sorreggere,
e non quello falsa e camuffato dietro ad un cappotto nuovo
o un albero tagliato e rivestito di stelle di plastica.
Il Natale non è un'occasione per mettersi in mostra e fornire di sè un'immagine di persona "di cuore",
di scrivere auguri formali agli amici che contano...
In questo presiso momento, mi viene da pensare cosa proverebbe un cieco, se pur per un istante potesse scorgere
durante la notte la luce di una piccola stella!.
Nel nostro immenso orizzonte, dove non riusciamo a "vedere" più nulla di chiaro poichè cultura, moda e tornaconto,
manie e stupidità, orgoglio ed egoismo hanno spezzato ogni punto di riferimento, ogni palpito di vita genuina, in tale paesaggio
un volto che ha il sapore nuovo pulito dell'amore accende una luce che ci coinvolge: è un evento che ci sorprende...
Dio non poteva inventare un miracolo più straordinario di questo.
(C) Copyright
Paolo Musolino
Buon "Vero Natale"
di cuore a tutti voi
02 Settembre 2009
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Paolo Musolino (

)
Published on Settembre 2nd, 2009 @ 17:35:47, using 443 parole, 62 visite
Gli uomini di quest'epoca sono molto pigri, non solo sul piano materiale, ma anche su quello spirituale.
La vita è particolarmente destinata alla realizzazione spirituale: l'uomo deve saper scoprire, nel corso della sua esistenza, la propria natura, quella del mondo materiale della Verità Assoluta.
La vita umana dunque, credo che possa offrire il modo per porre fine a tutte le sofferenze che sorgono nell'universo materiale, dalla dura lotta per l'esistenza. Ma a causa dell'educazione malsana che ricevono, gli uomini non provono alcun interesse per la realizzazzione spirituale, per la ricerca di se stessi e comunque, anche se ne vengono a conoscenza, essi stessi cadono quasi sempre vittime di falsi...maestri!
Questa è un'epoca inoltre, in cui gli uomini possono restar vittima di numerose concezioni e di un'infinità di stimoli incitanti alla gratificazione dei sensi, come cattive compagnie,alcool, droga, imbrogli, furti, litigi...tutte situazioni che rendono la mente continuamente agitata e piena d'angoscia.
Esseri senza scrupoli fabbricano la loro religione senza tener conto delle scritture rilevate, e non è raro che gli uomini, attaccati al piacere dei sensi, si lascino attirare dalla loro propaganda...Cos' in nome della religione si compiono un gran numero di azioni "empie", che impediscono di trovare la pace della mente e la salute del corpo...
Tutt'avia, sono fermamente convinto che è possibile incanalarsi verso un cammino spirituale, che non deve essere necessariamente religioso, bigotto. Infatti quando parlo di spiritualità intendo anche mettere in prima linea il rispetto totale e incondizionato verso la vita e tutto ciò che da essa è stato generato. Chi ascolta dovrebbe essere sincero e desideroso di ascoltare, chi parla deve farlo in maniera disinteressata e soprattutto mettendo davanti a tutto l'umiltà.
Bisognerebbe pertanto, avvertire il bisogno di uscire dalla sfera limitata della schiavitù materiale varcando i confini dell'universo per vedere la libertà della luce e l'elemento spirituale completo...
Ma come è possibile tutto questo?
semplice!
impegnandosi in attività che risveglino la coscienza.
Il nostro desiderio non dovrà essere quello di vivere per soddisfare soltanto i sensi, ma anche quello di condurre una vita sana, sufficiente al proprio sostentamento, perchè la forma umana deve basarsi su principi e valori e cercare di trovare la via della pace interiore...
Questo l'obbiettivo di ogni azione.
La mente soppesa e misura,
ma è lo spirito che giunge al cuore della vita
e ne abbraccia il segreto;
e il seme dello spirito è immortale.
Il vento può soffiare e placarsi
e il mare fluire e refluire :
ma il cuore della vita
è sfera immobile e serena,
e in quel punto rifulge
una stella che è fissa in eterno.
"Gibran"
(C) Copyright
Paolo Musolino
08 Giugno 2009
Written by
Paolo Musolino (

)
Published on Giugno 8th, 2009 @ 14:03:10, using 54 parole, 78 visite
"Intelligente è colui che in silenzio "ascolta"
e con ponderazione
tenta di conferire al silenzio stesso
una luce nuova
capace di rischiarare le inevitabili ombre
che offuscano sull'immancabile sera...
Colui che camminando
percepisce che la vita
è piena di continui superamenti
e che pur impegnandosi
è tentato di fuggire altrove
ma nonostante accetta
e imperterrito continua."
Aforisma 123
(C) Paolo Musolino
30 Marzo 2009
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Paolo Musolino (

)
Published on Marzo 30th, 2009 @ 18:46:14, using 1571 parole, 88 visite
(* * *)
La casa editrice distava pochi chilometri di distanza dall'abitazione di Alberto.
Ma egli non si avviò verso di essa.
In effetti quella era stata una scusa per uscire di casa, voleva stare un pò solo, riflettere...
Perciò prese la strada che correva lungo il mare.
La luna splendeva sulle acque scintillanti e con i suoi raggi illuminava la via lungo la spiaggia, la luce si posava sulle alte cime degli alberi folti e ombrosi che sorgevano come grosse masse oscure e fantastiche lungo il cammino.
Alberto si fermò un istante a contemplare quella scena grandiosa, ma poi lento e pensoso continuò a camminare: sembrava che non avesse nessuna meta...
Ad ogni momento sostava, guardava con espressione severa e raccolta diritto davanti a se, poi scrollando il capo mestamente continuava nel suo cammino.
giunto ad una svolta della strada piegò a sinistra ed entrò lungo uno stretto sentiero erboso che attraversava una radura di pini.
La distesa era folta ma pacifica e silenziosa.
Camminò più in fretta, come se qualcosa aumentasse la sua preoccupazione e la sua malinconia.
I passi affrettati e fermi turbavano la quiete, di quando in quando una lucertola rimpiattata dietro ai sassi, un uccellino impaurito nel sonno, si scuotevano e fuggivano.
D'un tratto, uscendo dalla radura, egli si trovò davanti allo specchio limpido del mare.
Senza avvedersene proseguì a camminare lentamente lungo la spiaggia: Via via che s'inoltrava in quella solitudine, la profonda tristezza si alimentava sempre di più, forse anche a causa della scena melanconica della luna che rifletteva sul mare.
Si sedette sulla rena, lasciò correre l'occhio smarrito smarrito su quell'immensa superficie d'acqua lievemente mossa dal venticello e su un angolo riparato dove s'intrecciavano pendenti alcuni giunchi.
Dinanzi a quel melanconico e pacifico riquadro, cominciò a fantasticare evocando i più minuti ricordi dell'infanzia e forse ma causa di un misterioso fenomeno psicologico, anche i lieti ricordi assumevano, in quel momento, l'aspetto di tristi cose; si sentì stringere il cuore, quasi avesse pianto senza saperne neanche il vero motivo...
La stagione estiva era dunque giunta al termine e una leggerissima brezza marina spirava languida, quasi a rompere l'alto silenzio di quell'immane distesa deserta; correva fra i giunchi, che tremando lievemente fra loro percossi, emanavano un rumore simile ad un eco lontano: sembrava che una forza invisibile, battendo le mani applaudisse.
Un velo di foschia si stese intorno rendendo di minuto in minuto ancor più triste la scena che stava davanti...
nella mente, Alberto affollava mille idee confuse e ondeggianti che rapidamente si dissolvevano per dar luogo ad altre più confuse ed incerte delle prime.
(* * *)
Scrollò bruscamente il capo come chi si desta da un sogno ad occhi aperti e preso da una impercettibile ma tenace sensazione di abbandono e sgomento, mormorò tra sè:
-Ho bisogno di vivere, di vedere gente... ho bisogno di rivedere i miei anni...-
Così pensando si alzò e a passi concitati si diresse verso un muricciolo che costeggiava tutta la spiaggia.
-Che hai una sigaretta?-
A quella voce, che proveniva dal fitto cespuglio di giunchi, immersi in parte fra l'acqua, si scosse quasi impaurito, e voltandosi vide una figura d'un uomo seduto che sorridendogli attendeva una risposta.
-Si, ne ho- rispose.
-Ti ringrazio, buttamene una...-
-Non vorrei cadesse nell'acqua...- risprese Alberto.
-Aspetta!-
così dicendo quell'uomo sconosciuto si alzò reggendosi con la mano destra ad un giunco, allungò nell'altra un cappello e...- Buttala, buttala qui.-
Stava semi nascosto tra quei giunchi come se avesse paura di uscire, con un piede immerso fino alle caviglia nell'acqua e con un altro posato sull'asciutta sabbia che raffermava quella misera e sconosciuta sterpaglia.
Alberto gettò la sigaretta nel cappello, come era stato incoraggiato a fare, l'altro l'afferrò e ringraziandolo con un sorriso, si mise a fumare.
-Non vorrei apparire scortese, ne voglio farmi...i fatti tuoi, ma chi sei?- domandò Alberto
-Oh, non preoccuparti di saperlo.-
-E perchè-
-Perchè...perchè...non aver paura. Lo vedi questo ragno che mi si arrampica sulla gamba?- disse l'uomo - Non l'ammazzerei per tutto l'oro del mondo...devono vivere anche loro, povere bestie; ma se mi pizzicasse allora...-
-Ma ti nascondi da qualcuno, hai commesso qualcosa?- Chiese ancora Alberto.
-Non prendermi per un disonesto, bisognerebbe saperle tutte le cose...la faccia l'avrò brutta, ma me l'hanno fatta diventare...ora mi chiamano "Il matto".
-Ah- fece Alberto con stupore - ...tu sei "il matto poeta", ho sentito parlare di te per questi luoghi...ma raccontami!
-Ma si... mi servirà da sfogo, perchè ne ho bisogno- rispose l'uomo.
-Mi chiamano matto, come ti dicevo, solo perchè vado dicendo che ascoltando attentamente l'anima dell'uomo, perchè ogni uomo ha un'anima sai?, indipendentemente dalla religione ch'egli possiede, essa può...parlare, e sai come? Attraverso le stelle nel cielo, così come questo stesso mare...-
Alberto rimase sconcertato, quell'uomo che tutti deridevano, forse aveva compreso che l'anima non possiede nulla fuorchè la saggezza, per questo parlava a quel modo...
-Sono qui, adesso,- continuò a parlare - perchè ho sentito il bisogno di rifugiarmi, parlare a me stesso.-
A questo punto tacque; dette un'occhiat in giro e ricadette a sedere con le braccia incrociate su le ginocchia e il mento su quelle, quasi aggomitolato sopra se stesso, fissando nell'acqua gli occhi invetrati.
A quel punto, in Alberto si palesò visibilmente una sorta di brivido che lo gelò, cercò di capire se quella sensazione, che adesso provava, fosse ribrezzo o compassione...
Si compenetrò fortemente in quella figura e non sapendo cosa fare, rimase in silenzio.
Dopo qualche minuto, quel mutismo fu interrotto e "il matto" continuò a parlare:
-Sono arrivato quaggiù, fra cielo e terra, dove un essere prostrato può trovarsi inaspettatamente al cospetto del divino che può ancora indicare come valutare le cose di noi poveri esseri sperduti in questo mondo travagliato fatto di tanto e di niente-
D'un tratto cominciò a guardare lontano e balzato con un repentino scatto in piedi, fece per andare, quasi guardandosi come se uno spettro lo stesse inseguendo...
-Sembra che tu abbia paura di qualcosa; perchè vai via?- chiese ancora Alberto.
-No, senti... tendi l'orecchio!... è la voce dell'infinito- .
Le onde piccole e grandi che s'infrangevano sulla riva, generavano un continuo rumore, assomigliava a un vociare, una continuità che si ripete perenne nei secoli...
Alberto si struggeva a sentirlo parlare, lo esortò a rimanere ancora lì, ancora un poco con lui.
-Sono anni che vivo con questa voce, gli altri per questo mi rincorrono..., mi urlano dietro, come se volessero tirarmi da lontano dei sassi per farmi paura... e io non credo di meritare tanto...-
-Ma se tu avessi bisogno di qualcuno? Non hai nessuno, un amico.-domandò incuriosito Alberto.
-Un amicò si, e che amico!- rispose - Lo vuoi conoscere?-
Fece un fischio e sbucò, sguazzando nell'acqua fino alla pancia, un vecchio cane; quasi non reggendosi sulle zampe, muoveva festosamente la coda, andò con fatica a mettersi vicino al suo padrone e guardandolo con occhi languidi, mandò un latrito di gioia.
Il padrone lo accarezzò ruvidamente tirandogli un orecchio, facendolo guaire.
Così gli buttò un tozzo di pane secco che sparì nella gola del povero cane come un sasso buttato nell'acqua.
Il cane rimase un momento a guardare, con la testa alta e legermente inclinata da una parte, come per chiederne dell'altro.
Il matto lo guardò, lo guardò con tenerezza quell'amico e... scuotendo il capo, sospirando:
-Per oggi non c'è altro-
-Gli vuoi bene- gli disse Alberto.
-Più che a me stesso-
-E se ti morisse?-
-Morirei anche io!-
E posata una mano sulla testa del cane gli diede una lunga lieve spinta e assieme si dileguarono come fantasmi tra i ciuffi di giunchi, mentre la lieve brezza marina continuava a dialogare con voce silenziosa...
Era tardi quando Alberto tornò a casa quella sera. Era stanco, agitato, rispose pacatamente ai rimproveri della moglie che l'accusava di averla lasciata sola tutte quelle ore.
Chiara non domandò nulla sulla faccenda del romanzo, nè si premurò di chiedere nulla per l'insolito ritardo...
Alberto rimase solo, pensando e ripensando all'incontro che aveva avuto poco prima.
Non potè dormire per un pezzo e quando si addormentò sognò:
si vide adolescente in un paese lontano che non conosceva più, ma che gli pareva d'aver visto altre volte.
Poi il sogno si fece più chiaro e riconobbe il giardino e la casa dove aveva vissuto l'infanzia e che era stata sua, la camera di alloram e una giovane donna che non aveva mai visto. La donna si sedeva davanti a un pianoforte, nella sala dove egli aveva giocato tante volte durante la fanciullezza, e suonava lo stesso pezzo di musica che lui realmente prediligeva da piccolo...
Alberto lo sentì tutto quanto in sogno, e nella sua mente si confusero allora armonie e memorie... dolori e speranze... quando gli parve di sentire l'ultima nota, balzò nel sonno, si svegliò.
Il sogno si era dileguato; ma le lontane memorie, detate da esso, restarono vive: Alberto non dormì più.
Comprese che era giunto il tempo di prendere una decisione: ritrovare se stesso e riappropriarsi della vita.
Si alzò frettolosamente e scrisse su di un bianco foglio dei versi...
(* * *)
Da " I Petali di una rosa"
Romanzo di futura pubblicazione
(C) Paolo Musolino
Tutti i diritti riservati
...
07 Marzo 2009
Written by
Paolo Musolino (

)
Published on Marzo 7th, 2009 @ 02:21:47, using 299 parole, 72 visite
Ogni cosa inizia,dura, finisce, e la sostanza di cui era composta passa a formare altre cose che inizieranno, dureranno e finiranno. Tutto passa, ma la sostanza resta immortale nell'eterno presente.
Se ci guardiamo esternamente, ossia se ci riferiamo alla forma, il nostro corpo e la nostra mente, non essendo altro che forme percepite, troveremo dei mutamenti.
Ma se ci "guardiamo interiormente, vediamo che siamo al presente,in qualunque istante siamo solo al presente.
Dunque ciò che si percepisce è la sostanza, il se...
Non è possibile nuocere ad alcuno senza nuocere prima a se stessi, ne è possibile fare ad alcuno del bene senza farlo anche a noi stessi. Questo anche se la mente umana è troppo miope per cogliere il momento in cui con inesorabile fatalità la spada
di chi ha colpito ferirà a sua volta l'aggressore, divenendo debole a sua volta; piangerà senza comprendere del perchè c'è un forte che si approfitta di lui. Tutto è presente nella realtà, ma la mente umana è troppo debole per affermare l'infinità del presente e facendo leva sulla brevità apparente della vita, perchè appunto non esiste ne inizio ne fine nell'eterno "adesso", pensa di fare del male e sottrarsi alla punizione...
Essere forti non vuol dire essere buoni ne virtuosi,ne conferisce alcun diritto.
Per quanto un uomo sia forte è sempre nullità confronto alla potenza cosmica
Si dice che la lingua ferisce più della spada. E' vero, anche perchè la spada si muove solo
se mossa da un braccio
e il braccio si muove solo se il pensiero lo decide
e nell'uomo il pensiero avviene tramite il linguaggio.
L'uomo ha a disposizione due vie di espressione:
la parola e il silenzio.
Chiunque riesca a conciliale, dosando l'una all'altra,
si accorgerà, in breve tempo, quant'è l' ipocrisia che lo circonda
12 Febbraio 2009
Written by
Paolo Musolino (

)
Published on Febbraio 12th, 2009 @ 23:52:00, using 444 parole, 79 visite
La solitudine che intendo non è tanto l'isolamento, la mancanza concreta di persone vicine,
ma quello stato d'animo,quella particolare sensazione che avvertiamo dentro seppur nella vicinanza
degli altri...
E' una dimenzione avvolte necessaria che ricrea dentro di sè l'ambiente dove superare, diluire,interiorizzare...
Attraverso la solitudine è possibile palesare un immaginario,un fantastico, per scoprire così la vastità
e l'infinita potenza dell'interiorità umana, riorganizzare il pensiero e ristrutturare la propria "verità".
In essa l'uomo scopre il suo potere creativo, ma anche la coscienza d'esser...solo.
In questa esperienza l'uomo, pertanto, si accorge della sua vera natura; esiste solo l'interno di sè.
La solitudine ci rende profondi e aiuta a divenire... se stessi.
Nei momenti tragici della nostra esistenza comprendiamo che nessun nostro simile può sostituirci e
ci sentiamo coinvolti in prima persona, soli e unici. Solo in queste situazioni ci si "prova" veramente ,
ci si confronta,, si comprende veramente con chi si ha a che fare... e ci si specchia nel proprio intimo.
Per essere in grado di accettare la solitudine bisogna aver provato..."il morire", bisogna aver sofferto e
nonostante aver compreso che tutto ciò appartiene alla condizione umana per definizione.
Non si deve cercare il dolore, la sofferenza, -sarebbe ovviamente masochistico,- ma bisogna aver capito
che la sofferenza può stare scritta all'interno e all'esterno di noi e,dopo averlo compreso, saputo, avere
il coraggio, il desiderio di vivere le "cose" della vita.
Credo che la crescita personale di ogni individuo non la si può ottenere senza restare avvolte un pò soli.
Sembrerà paradossale, ma nella mia ..."teoria", il saper stare soli è fondamentale, è una capacità senza
la quale non si può dire di amare veramente l'altro.
Sono convinto che il concetto di restale soli con gli altri debba essere più interiorizzato, vissuto e non
limitato alla sola presenza fisica e psicologica degli altri.
Saper stare soli non significa, d'altra parte, stare soli o stare sempre soli .
E' una capacità.
Vorrei fare un esempio: Nell'innamoramento e nel così detto amore, la lontanaza dell'altro procura dolore.
Quasi sempre, poi, una lunga lontananza conduce il rapporto alla fine.
Nel rapporto di vero amore, invece, la lontananza non ha effetti così deflagranti, perchè l'individuo
ha raggiunto una sua autonomia psicologica, spirituale.
Quando si ama veramente l'altro è dentro di sè...
Per riconoscere l'altro,
bisogna riconoscere i tanti "altri"
dentro di noi.
Solo una particolare dose di " solitudine"
è capace, con la propria dimenzione,
di proiettarci verso un'interiorità delineata,
dove trovare una nuova potenza
che schiuda continuamente
a nuovi orizzonti.
28 Gennaio 2009
Written by
Paolo Musolino (

)
Published on Gennaio 28th, 2009 @ 16:15:31, using 137 parole, 88 visite
Ci è data una sola possibilità, durante l'esistenza:
conoscere la nostra vera "identità"; questo rappresenta
la vera occasione per sviluppare le qualità necessarie e vivere...
Sotto l'influsso "dell'energia" materiale illusoria,
spesso l'uomo identifica gli anni di questo suo esistere
come la sola condizione permanente.
Così, deviato erroneamente,
considera "suoi" tutti gli oggetti di ...attaccamento
che l'illusione stessa presenta.
Sempre sotto i dettami dell'illusione, entra in conflitto con gli altri
per proteggere le così dette "proprietà".
Non esiste nessun legame duraturo
tra lui e tutti questi "oggetti";
tanto prima o poi tutti gli attaccamenti
si spezzeranno...
Chi tenterà di comprendere questo stadio di cose
riuscirà a percepire
gli implacabili misteri della nascita e della morte,
si preoccuperà quindi, di curare e conservare
intatto un terreno fertile
dove gli altri, dopo
continueranno a seminare.
08 Gennaio 2009
Written by
Paolo Musolino (

)
Published on Gennaio 8th, 2009 @ 22:06:07, using 1262 parole, 87 visite
La tua vita è cominciata nel grembo di tua madre.
Nello stesso istante che il tuo cuore ha iniziato a ricevere i primi impulsi e quindi a battere è avvenuto un prodigio:
hai raccolto tutti i segnali provenienti dal mondo esterno e a seconda dell'intensità che hai potuto "udire", tu diverrai
un giorno colta e inteligente, importante o superficiale o ancora semplicemente una donna comune che vivrà della propria luce, onesta o buciarda, del proprio amore falso o veritiero ...
Sarai tu a doverlo decidere e saranno anche queste le scelte che troverai difronte, assieme a tante altre...
Un giorno capiterà (Ho! se capiterà!) di domandare a te stessa, cosa sia questa vita, che senso abbia percorrerla:
Ti sentirai allora persa, smarrita nell'immensa e ambigua strada.
Ma tu siedi in silenzio, lontano dalla mischia; inizia a "pensare": troverai, anche tu, qualcosa o qualcuno che ti aiuterà a comprendere che esiste il buio perchè c'è la luce, che esiste il dolore perchè c'è la gioia e scoprirai che la vita non è altro che percorrere incessantemente questi attimi.
Non sei altro che un essere che costituisce un piccolo mosaico del mondo e anche se sarai una delle ultime che non avrà mai vinto, non aver paura di cadere, perchè cadendo, traccerai dei solchi e lì potrai seminare e raccogliere...
Ti racconterò adesso un sogno, chisà, un giorno facendo scorrere questo scritto tra le tue mani, potrai scoprire le indicibili strade della vita e magari imparerai a "stupirti", come vado io ancora imparando da te stessa perchè non c'è cosa del tuo vivere che io non ami.
Una notte, non ricordo precisamente che notte fosse, probabilmente una di quelle invernali dove l'alito gelato del vento circondava lo spazio infinito avvolgendo lo scorrere impetuoso delle ore, mi trovavo assorto, lontano dal brusio della gente, immerso su di una soffice poltrona ai piedi del camino, dove il fuoco crepitante e armonico, lanciava i miti suoi tepori.
D'un tratto le mie membra si fecero molli, mi assalì una forte stanchezza: mi addormentai profondamente...
La mente, ormai rilassatasi e libera dai vincoli della ragione, cominciò a navigare legera e solitaria per immense distese d'infinito. Se adesso fosse cominciato un sogno a prendere sopravvento su di me, o era soltanto la mia anima che si proiettava in luoghi sconosciuti, quasi a voler "parlare", cominicandomi ciò che sarebbe dovuto accadere, questo non saprei dirrlo.
Una cosa era certa, nel sogno cercavo di recarmi in un luogo, senza riuscire a capire esattamente dove, come se tentassi di ritrovare un sentiero che ormai avevo perduto...
Un'indicibile tranquillità mi cingeva silente procurandomi una strana sensazione d'incommensurabile pace!
Ma bada, questo è solo un sogno! non capita spesso di assaporare quest'infinita dolcezza ad occhi aperti...
Perciò continuai a non svegliarmi per godere , fino in fondo...prolungando l'inesorabile minuto verso quell'ignoto mondo e far si che quel tempo non avesse fine.
Con lo sguardo nella solitudine mi ritrovai ad attraversare sterminate vallate dove solo il verde dei cespugli di rose odorose, spiccavano fra le morte foglie , precipitate a terra e impastate di fango...
L'inclinazione del terreno era appena sufficente a far scorrere un misero rigagnolo:celava nel suo basso fondale i sassi ormai levigati dalla continuità dell'acqua.
Chisà, pensai, quando il ruscello non esisteva, quanto dovevano essere taglienti quelle pietre!
Adesso erano plasmati in quella profondità "purificatrice"...
Così è la vita, comprendi?
Prima ancora di trovare la vera ragione per cui vivere, assomiglia a dei sassi che, prima sconnessi, riescono a levigarsi se noi stessi ci lasceremo condurre in acque fresche, chiare...
Appena visibile, ad un tratto, in lontananza scorsi un accenno di sentiero e in fondo ad esso una macchia verde, quasi fosse stata tinteggiata da un'invisibile pennello di un astratto pittore su di un quadro ad olio.
Poteva essere quella la mia meta? Per scoprirlo decisi di recarmi sul luogo, levai i passi lentamente.
Dopo breve tempo mi ritrovai davanti una cascina solitaria, la porta era semi aperta.
Rimasi fermo, quasi a voler attendere qualcuno...
Il chiarore della luce, penetrava attraverso una piccola finestra, mi feci avanti; entrai, rimasi dunque in piedi, in mezzo alla stanza. Giacevano abbandonati, fra quattro mura consunte dal tempo, alla rinfusa, strumenti logori, ormai superati del lavoro agricolo.
"E' evidente che in quel luogo sia vissuto un vecchio contadino". Non feci in tempo a completare questo pensiero, che un rumore di alcuni passi mi destarono: un vecchio uomo con incedere lento e deciso, dopo aver attraversato l'uscio della cascina, avanzava verso di me.
Non avendolo veduto mai prima d'allora, cercai di scorgere nei suoi occhi, qualcosa che parlasse di lui.
Chi era?, da dove proveniva? Ma ecco, voltatosi presso di me, incominciò a parlare:
-Io sono la tua coscenza, sapevo d'incontrarti adesso, proprio in questo momento.
Vorrei spiegarti che senso abbia la tua vita.
La tua vita è quella che la tua mente ha creato giorno dopo giorno, tu sei lo specchio di quei pensieri...-
Sai, ti confesso, un velo di malinconia cominciò a cingere tristemente tutto il mio essere, mi sentii vibrare, rammentando i giorni di desolazione...
-Non rimanere deluso!- disse il buon uomo, con un piglio risoluto.
-Cerca di conservare la calma, anche nei peggiori dei momenti. Soltanto così agendo potrai cercare di vivere serenamente e nessun istante della tua vita sarà trascorso nell'oblio.
Non desiderare troppo, avvinghiati con tutte le tue forze a ciò che hai di più caro, questo ti farà resistere dall'inseguire chimere che altrimenti, nel tempo, potrebbero rivelarsi false e prive di significato.
I tuoi occhi non guardino mai con invidia gli altri, non potrai sapere se chi osservi, nasconda qualcosa che non avresti voluto avere per nulla in cambio.
Ma soprattutto non rimurginare sugli errori passati, pensa che tutto sia servito per renderti migliore.
Sii te stesso a costo di dover commettere anche qualche rinuncia-
***
D'un tratto il buon uomo mi prese per mano e io, colmo di sentimenti e gratitudine, chinai il capo e mi feci condurre fuori, all'ombra di una betulla. Lì mi sorrise e sparve.
Mi voltai più volte, quasi ancora a cercarlo, ma non scorsi più quel volto.
Ai miei piedi trovai invece una bisaccia.
Incuriosito l'aprii, lo feci con estrema delicatezza, quasi sapessi che il suo interno celasse qualcosa di prezioso...
Dento vi erano conservate foglie secche e petali di fiori ancora odorosi.
Frugo ancora e intravedo un drappo rosa, morbido come la bambagia:emanava un profumo delicato di bambina mai avvertito sino a quel momento.
Accanto ad essa una pergamena; la lessi:
-Mio caro, questo è il dono che la tua vita ti lascia:
Questo è il tuo aiuto necessario durante il viaggio...
Quando sarai triste, siedi sereno,troveria
il sorriso di una bambina:ti offrirà, senza saperlo il proprio aiuto.
E quando passeranno su di te, i pensieri più cupi e ti domanderanno
se ti sei smarrito, guardando due teneri occhi, tu risponderai
che ti sei ritrovato...-
Con il cuore in gola mi svegliai scosso, non riuscivo più a capire dove mi trovassi.
Mi voltai, ai lati del camino un piccolo giaciglio, su di esso una copertina di seta rosa stringeva di tepore una minuscola creatura:
Una bambina dormiva di un sonno sereno.
Ecco, l'accarezzai lievemente sulla sommità del capo; avvicinai le mie labbra alle sue tenere guance e lasciando cadere un lieve alito dal mio cuore le sussurrai:Adesso continua tu, a illuminare il mio tempo, figlia mia!
A mia figlia Annalisa
Da " Il senso della vita"
(C) Copyright Paolo Musolino
22 Dicembre 2008
Written by
Paolo Musolino (

)
Published on Dicembre 22nd, 2008 @ 03:12:36, using 605 parole, 86 visite
Che cosa può ancora oggi il Natale?
E che messaggio viene dall'annuncio della nascita del Bambino
a noi che viviamo nell'opulemza e nell'indifferenza?
E il nostro mondo, ricco e luccicante, ancora è in grado di confrontarsi
e lasciarsi interpellare da tale evento?
Siamo agli sgoccioli di un altro anno.
La gente, oltre che affaccendata nel quotidiano, in questi giorni sembra "elettrizzata".
Passa da un magazzino all'altro di corsa per acquistare ogetti di ogni tipo, di ogni colore, di ogni prezzo, è affamata di tutto ciò che esposto vede nelle vetrine del commercio globale.
In casa, le "preoccupazioni" non mancano: c'è da allestire l'albero ricoprirlo di luci che si accendono e si spengono, di palline multicolori, così da impreziosire,
almeno all'apparenza, i regali posti tutt'intorno...
In quest'affannoso "da fare" che posto hanno i veri valori del Natale?
Abbiamo smesso di andare alla ricerca di noi e ci siamo accomodati alle proposte del mondo.
Abbiamo sostituito la testimonianza cristiana con una presenza irrilevante che con il tempo si è fatta tanto evanescente e scolorita da essere più realisticamente "assenza cristiana"...
Tutto lascerebbe pensare che il mondo indaffarato
non viene dunque minimamente sfiorato da alcune riflessioni...
Nonostante queste contraddizioni il Natale è un evento che tocca il cuore: dimenticarlo del tutto è praticamente impossibile:
Si avverte dentro di sè qualcosa di diverso dal solito: forse la voce della nostalgia delle memorie più care, degli affetti che riaffiorano in tutta la loro bellezza delle speranze da cullare, dell'amore, della bontà e della semplicità che dovremmo "sentire" come valori essenziali. Sono voci che "parlano" dimorano nella nostra vita.
Perchè Natale è comunque un giorno segnato dal mistero che ha per protagonista Dio, davanti al quale nessuno può essere semplicemente spettatore...
Le vicende di un anno dovrebbero divenire "dono" per il neonat6o di Betlemme, dono che deponiamo, quasi con timore di far brutta figura,
davanti alla culla del Dio che ha preso dimora tra noi.
nessuno dica che è soltanto poesia.
Preferisco dire che è storia, è anche vita, è tentativo di costruire se stessi non a misura di manichino da grandi magazzini, ma a misura di un amore senza... misura, che ha portato il "Verbo" a dimorare tra noi.
Tutti dovremmo avvertire il Natale come evento che crei in noi sorpresa, la sorpresa che prova ogni donna quando si accorge che il suo grembo è abitato: Non è semplice sentimentalismo e neanche sensazione alienante...
A natale è possibile una grande rivoluzione:
Dio si pone al nostro livello per portare noi al livello di Dio.
Nulla è più rivoluzionario che lasciarsi trasformare dal Natale.
Dire Natale è nascere
e nascere significa essere pensati come un originale progetto d'amore.
Significa portare dentro la capacità di creare dentro noi, una luce da poter donare agli altri.
Significa ricevere in consegna un diario dalle pagine bianche per iscriverci sopra la prima parola di una lunga storia personale.
Nascere Significa imprimere un'impronta sulla polvere del mondo e piantarvi un fiore che ha un suo nome e un suo profumo inconfondibile, tutto unico...
Dire Natale è vivere
e vivere vuol dire aver pazienza instancabile di ricominciare...
vul dire impegnarsi come se tutto dipendesse da noi, ben sapendo che poco dipende da noi.
Vivere è aprire un solco nella pietra più dura e gettarvi dentro il seme della speranza e farlo crescere
Vivere è svegliarsi e saper guardare oltre la finestra della propria abitazione accorgendosi che Dio si è svegliato prima di noi.
Vivere è riempire la notte con l'attesa dell'aurora.
Con l'augurio che il Santo Natale
vi porti tra i doni
infinita serennità.
BUON NATALE
DI VERO CUORE A TUTTI VOI