
Carissimi Amici
voglio ricordare con voi un “ grande” della letteratura, Josè Saramago, scrittore e anche poeta, portoghese, premio Nobel nel 1995 e autore molto scomodo, notoriamente ateo e di fede comunista. Non mi addentrerò nel merito, non m’interessa sviscerare il suo pensiero, m’interessa solo tracciare un semplice profilo, un doveroso omaggio ad un uomo che ha consacrato la sua vita alla scrittura e soprattutto alla ricerca, a volte anche accanita e tormentata del vero. Del valore dell’uomo e dei suoi ideali ne ha fatto ragione stessa di vita e d’impegno sociale e morale. Già questo, se permettete, basta per renderlo credibile, caro ai miei occhi, ed annoverarlo fra gli scrittori più profondi ed impegnati nel nostro panorama culturale mondiale. Sapete quando un uomo ci lascia, è un po’ di noi che se ne va e tutti ci sentiamo spaesati e solidali, con la speranza che quel viaggio inderogabile, ci tocchi il più tardi possibile. Ma quando muore un uomo di alto spessore, un faro di coscienze e d’insegnamento fra queste ombre e sabbie mobili che ci circondano, è un grande vuoto e la penna piange di cuore lacrime universali. Ho sempre ammirato chi ha avuto ed ha il coraggio di scegliere da quale parte stare anche a costo di andare contro corrente, anche a costo di prendersi anatemi e suscitare controversi pareri, perché secondo me la coscienza e la libertà sono i valori che ci distinguono dall’essere animale che sinceramente amo e proteggo, in quanto obbedisce alla sua regola interna che altro non è che l’istinto. Ma secondo voi, l’uomo è poi tanto diverso dalle nostre amiche bestie? Lascio a voi l’ardua risposta, non voglio divagare, quindi tornando a Saramago, che mi preme ricordare come merita, concludo riportando alcune frasi che ho trovato si Internet e sul suo blog e terminerò con dei miei versi che ho voluto dedicargli con il cuore, senza alcuna pretesa, con la speranza che il suo spirito continui a mandarci calda e generosa luce. Noi che continuiamo il nostro viaggio ne abbiamo un gran bisogno. Grazie per la vostra gentile attenzione e spero di aver offerto spunto per una valida e condivisa riflessione.
“Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono.”
José Saramago da Cecità
"Arriva sempre un momento in cui non c’è altro da fare che rischiare."
José Saramago da Cecità
“Se non siamo capaci di vivere globalmente come persone, almeno facciamo di tutto per non vivere globalmente come animali.”
José Saramago da Cecità
“Non è la dimensione del vaso che importa, ma quello che ognuno di noi riesce a mettervi, anche se dovrà traboccare e andare perduto.”
José Saramago
“Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito.”
José Saramago da Viaggio in Portogallo
“Forse solo il silenzio esiste davvero.”
José Saramago da Memoriale del convento
Nel suo ultimo blog, pubblicato stamattina, Saramago scrive: "Penso che la società di oggi abbia bisogno di filosofia. Filosofia come spazio, luogo, metodo di riflessione, che può anche non avere un obiettivo concreto, come la scienza, che avanza per raggiungere nuovi obiettivi. Ci manca riflessione, abbiamo bisogno del lavoro di pensare, e mi sembra che, senza idee, non andiamo da nessuna parte".
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QUANDO MUORE UN POETA
(a Josè Saramago)
Quando muore un poeta
o uno scrittore
l’alfabeto delle stelle
in doverosa processione
compone elegia di parole
sussurri e nuvole
accompagnati
da ali di cherubino
annunciano al Creatore
nuova luce per risvegliare
coscienze cadute nell’oblio.
La vita continua l’infinito viaggio.
Roberta Bagnoli
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CONTAGIO
Se l’anima dell’uomo
fosse respiro
di candido cielo
se conoscesse solo il volo
in piena leggerezza
se fosse immune all’odio
se avesse contratto solo
il contagio dell’Amore
se fosse un fiore o un fiume
di memorie dolci e guaritrici
se…se…se…
se anch’io fossi un palpito di luna
e tu un raggio di sole caldo e sereno
forse il mondo dimenticherebbe tutta la rabbia
per le ingiustizie che straziano le viscere
e vivremmo giorni e notti
senza insopportabili catene
senza la ghigliottina della paura
a contaminare il cuore sacro
senza la scure della guerra
ad avvelenare il sangue.
Roberta Bagnoli
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Nel ricordo della festa del papà, presa dall’onda emotiva, voglio condividere con voi questa mia dedica scritta d’istinto. Grazie a tutti cari amici e Auguri a tutti i papà.
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Caro babbo
non so dove tu sia adesso. E’ passato tanto di quel tempo che di te ho solo impresso il tuo volto dentro scavato. Te ne sei andato alla svelta lasciandomi sulle spalle una pesante eredità, ti ho visto spegnerti ed ho rivisto quelle tue pupille roteare a lungo nei miei sogni agitati. Adesso ho capito che mi volevi un gran bene, anche se non sapevi dimostrarmelo, a volte prevalevano i tuoi strani umori. Le tue ferite venivano a galla ed io ero troppo piccola per capire le parole di mamma allarmata: “Lascia stare, dai, non insistere, oggi non è aria”. In fondo volevo solo giocare, volevo solo ridere volevo….volevo essere la tua bambina, ma tu certe volte non ne avevi assolutamente voglia. Ti chiudevi in camera e sprofondavi nei tuoi lunghi silenzi. Poi come una nuvola soffiata via all’improvviso tornava il sereno ed io dimentica e felice tornavo sulle tue ginocchia. Restava solo un gran desiderio di vederti sempre così, sorridente e aperto, in fondo ti somiglio e ti devo molto caro papà: la tua fede nei valori, nella libertà, le tue lotte contro l’ingiustizia, sei stato anche partigiano, il tuo essere stato onesto fino in fondo. Non ho dimenticato i sacrifici che hai fatto per mandarmi a scuola, eri un operaio e mi ripetevi spesso, le tue parole le ho sempre impresse dentro scritte con la tua calda voce, : “Studia…non fare come me, non fare il mio stesso errore, devi avere un futuro migliore del mio”. Ed io ti ho ascoltato e te ne sono grata e adesso capisco tante cose e mi rammarico solo di non averti mai potuto parlare come faccio adesso, ma sono certa che tu mi ascolti e che adesso sei in pace. Magari sei con mamma adesso e state ascoltando una canzone, tu amavi tanto la musica, passione che mi hai trasmesso e ti piaceva anche disegnare, no in quello sei più bravo tu, ma in fondo la fantasia non mi manca ed oggi saresti fiero di me. Sono certa che lo sei e forse adesso te la stai spassando lassù e fra una capriola ed un’altra, fra un tango e un valzer o uno swing o un cha cha non ti sei dimenticato che qui sulla terra c’è la tua cara e adorata figlia. Neanche io, sai, mi sono dimenticata di te, siamo separati solo…da una diversa dimensione. Mi basta pensarti, mi basta ricordare che amavi la vita, mi basta questo per sentirti accanto e questa mia lettera anche se non posso spedirla….di sicuro non tornerà al mittente, tu caro babbo sei qui con me e magari in questo stesso istante mi stai carezzando e stringendo a te. Questo solo voglio dirti, ti devo tutto, tu mi hai dato la possibilità di esserci, di dire la mia sempre, di camminare a testa alta e stai tranquillo che finché avrò vita terrò fede agli ideali che mi hai insegnato. Questo mi preme dirti e ultima cosa, ma forse è la più importante: “ti voglio bene babbo e te ne vorrò sempre”.
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Roberta Bagnoli


Carissimi Amici
fra poco l’adorata "Vecchietta" arriverà per la gioia di tutti i bambini ed io voglio festeggiarla come si deve, ricordo che da piccina aspettavo con trepidazione lo scoccare della mezzanotte e non riuscivo a dormire dall’agitazione. Altri tempi, bei tempi, purtroppo andati. Stasera mi è venuta alla mente la dolce attesa e così sperando che anche i bambini di oggi possano godere del suo arrivo, anche se ormai non c’è più la candida gioia di allora, voglio condividere con voi questo mio scritto per rendere omaggio alla “cara Befana”, o Epifania e come vuole la tradizione ahimè “tutte le Feste si porta via”. La storia che riporto naturalmente non è farina del mio sacco, l’ho presa da Wikipedia e mi fa’ piacere condividerla con voi, mentre i versi sono miei e li dedico a tutti voi con sincero affetto augurando a tutte le donne e anche ai maschietti, naturalmente, una Serena Befana da trascorrere in dolce compagnia.
"La Befana, corruzione lessicale di epifania attraverso bifanìa e befanìa, è una tipica figura del folklore di alcune parti d’Italia centrale appenninica, diffusasi in tutta Italia. Appartiene alle figure folkloristiche, dispensatrici di doni, legate alle festività natalizie.
Secondo la tradizione italiana la Befana fa visita ai bambini il 6 gennaio, durante la notte dell'epifania, per riempire le calze lasciate da essi appositamente appese. Nel caso siano stati buoni, il contenuto sarà composto da caramelle e cioccolatini, in caso contrario conterranno carbone. Spesso la befana viene descritta come una vecchia, che vola su una scopa. A differenza di una strega è spesso sorridente e ha una borsa o un sacco pieno di ogni squisitezza, regali per i bambini meritevoli, ma anche di carbone per i bambini che non sono stati buoni durante l'anno.
La distribuzione di regali ai bambini a nome della Befana fu fortemente incoraggiata dal fascismo, nell'ambito dell'opera di "romanizzazione" della penisola.
L'origine di questa figura va probabilmente connessa a tradizioni agrarie pagane relative all'anno trascorso, ormai pronto per rinascere come anno nuovo. Difatti rappresenta la conclusione delle festività natalizie come interregno tra la fine dell’anno solare (solstizio invernale, Sol Invictus) e l'inizio dell’anno lunare.
L'aspetto da vecchia sarebbe dunque una raffigurazione dell'anno vecchio: una volta davvero concluso, lo si può bruciare così come accadeva in molti paesi europei, dove esisteva la tradizione di bruciare fantocci, con indosso abiti logori, all’inizio dell'anno (vedi ad esempio la Giubiana e il Panevin o Pignarùl, Casera, Seima o Brusa la Vecia).
In quest'ottica l'uso dei doni assumerebbe un valore propiziatorio per l'anno nuovo.
Un'ipotesi suggestiva è quella che collega la Befana con una festa romana, che si svolgeva all'inizio dell'anno in onore di Giano e di Strenia (da cui deriva il termine "strenna") e durante la quale si scambiavano regali.
La Befana si richiama pure ad alcune figure della mitologia germanica, Holda e Berchta, sempre come personificazione della natura invernale.
Secondo una versione "cristianizzata", i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una vecchia.
Malgrado le loro insistenze, affinché li seguisse per far visita al piccolo, la donna non uscì di casa per accompagnarli. In seguito, pentitasi di non essere andata con loro, dopo aver preparato un cesto di dolci, uscì di casa e si mise a cercarli, senza riuscirci.
Così si fermò ad ogni casa che trovava lungo il cammino, donando dolciumi ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù.
Da allora girerebbe per il mondo, facendo regali a tutti i bambini, per farsi perdonare."
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STA PER ARRIVARE LA VECCHIETTA
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Sta per arrivare la vecchietta
è questione di poche ore
scenderà dal caminetto
arriverà a destinazione
aprirà la sua borsetta
e occhio a cosa avrà in mano
se sarai stato buono cadranno caramelle
dolci leccornie, anche monete al cioccolato
non assaggiarle sarà un vero peccato
ma se sarai stato cattivo
avrai un quintale di carbone
e con i tempi che corrono
non è poi la fine del mondo
ma in fondo sai cosa ti dico
goditi la festa e comunque sia andata
avrai un’altra occasione
per fare l’esame di riparazione
importante è non nascondersi dietro
parole come Amore, Pace, Globalizzazione
e poi dopo parate in prima fila
e discorsi da lucciconi
tornare a fare il solito padrone
a voce grossa coi poveracci
e inchini e salamelecchi a iosa
con chi ha le mani in pasta,
guardati bene allo specchio:
non hai più traccia
d’alcuna dignità
sulla tronfia faccia
pure le brache…son calate!
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Roberta Bagnoli
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Carissimi amici
questo è il mio personale omaggio ad una Poetessa che amo e che porterò sempre nel mio cuore e desidero condividerlo con voi che come me amate e vivete di Poesia. Strana malattia….la Poesia, una volta che l’hai contratta, non c’è antidoto che tenga e ci si ritrova con un dolce tarlo che ci consuma e ci spinge sempre a scavare, ad andare, a cercare quel qualcosa che sentiamo dentro, come una penosa mancanza di luce o forse d’amore. E credo che Alda Merini sia stata una voce autorevole, per me la più grande, nel nostro periodo ad incarnare quell’assurdo desiderio e mi piace definirla come lei stessa si sentiva, la Poetessa degli esclusi, quelli con la e minuscola, anime defraudate e solitarie che conoscono il peggiore dei mali, la depressione, flagello dell’anima che annienta e distrugge la volontà, ma che spesso è sinonimo di estremo e straordinario genio, folle proprio perché fuori da ogni schema, da ogni vincolo che nessuna mente benpensante riesce a comprendere. Voglio riportare una sua frase che la rappresenta molto bene:
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“(Sono una piccola ape furibonda.)
Mi piace cambiare di colore.
Mi piace cambiare di misura.”
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E credo che questa Donna-Poetessa-Ape ci abbia regalato molto di sé, versi di miele e di fiele, profondi, erotici e carnali, ma anche sacri, mai banali, mai conformi, ma veri ed unici come era lei stessa e tale rimarrà nella memoria del tempo. Alda Merini aveva un grande dono, era presente, non si negava, si donava semplicemente, era rimasta candida pur avendo la conoscenza dell’adulto, scriveva versi saggi con la leggerezza del vento e quel vento adesso soffierà per sempre nelle praterie celesti dove la immagino felice ad inseguire un aquilone iridato sule ali di un angelo lucente. Scusatemi amici, mi ha preso la mano la fantasia, ma è così che la voglio vedere, e così la terrò nel cuore, del resto lei stessa scriveva:
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“Sono
molto
irrequieta
quando
mi legano
allo spazio.”
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Ciao Alda, adesso sei libera e puoi davvero volare felice, grande poetessa dal cuore di donna sensibile. Con te se ne va una voce, la più pura, la più sofferta, la più vera e ci mancherai, ci mancheranno il tuo esserci, la tua disarmante naturalezza, le tue contraddizioni autentiche, le tue geniali stranezze. Tu sarai sempre con noi, i tuoi scritti rimarranno nel tempo su pietre di caldo sole, ad illuminare i nostri giorni.
Termino il mio commosso tributo con la sua voce in versi per ricordarla ed onorarla come merita:
“Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole,
di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze…
Ho bisogno di poesia,
questa magia che
brucia
la pesantezza
delle parole. “
Solo una mano d’angelo
Solo una mano d’angelo
intatta di sé, del suo amore per sé,
potrebbe
offrirmi la concavità del suo palmo
perché vi riversi il mio pianto.
La mano dell’uomo vivente
è troppo impigliata nei fili dell’oggi e dell’ieri,
è troppo ricolma di vita e di plasma di vita!
Non potrà mai la mano dell'uomo mondarsi
per il tranquillo pianto del proprio fratello!
E dunque, soltanto una mano di angelo bianco
dalle lontane radici nutrite d’eterno e d’immenso
potrebbe filtrare serena le confessioni dell’uomo
senza vibrarne sul fondo in un cenno di viva ripulsa.
Il mio passato
Spesso ripeto sottovoce
che si deve vivere di ricordi solo
quando mi sono rimasti pochi giorni.
Quello che è passato
è come se non ci fosse mai stato.
Il passato è un laccio che
stringe la gola alla mia mente
e toglie energie per affrontare il mio presente.
Il passato è solo fumo
di chi non ha vissuto.
Quello che ho già visto
non conta più niente.
Il passato ed il futuro
non sono realtà ma solo effimere illusioni.
Devo liberarmi del tempo
e vivere il presente giacché non esiste altro tempo
che questo meraviglioso istante.
.
Alda Merini

...

Riflettevo sulla vita, sui valori della pace, dell’amore universale e di come sia sempre più difficile scegliere da che parte stare nella giungla in cui siamo impantanati, specie quando ci svolazzano intorno le sirene del facile profitto, dell’arrivismo a tutti i costi, dell’apparire sempre a scapito della sostanza, a scapito dell’integrità della vita stessa . Si vivono momenti difficili e basta guardarci intorno per rendersene conto, credo che anche un bambino possa capirlo, la crisi ci ha toccati un po’ tutti, molte persone rischiano il posto di lavoro, altre fanno le acrobazie per arrivare a fine mese e c’è chi vive una vita da precario anno dopo anno, sperando in quello fortunato per avere un posto di lavoro fisso, come fare sei all’enalotto, ormai il tredici al totocalcio è superato. Io mi ritengo fortunata, ma non voglio parlare di me, la mia natura mi ha sempre spinto a guardare oltre il mio orticello, almeno ci provo e grazie all’educazione ricevuta e alla mia esperienza ho sempre cercato di accostarmi all’altro con discrezione e con profondo rispetto. Fin da bambina la mia indole molto sensibile, riflessiva e le prove cui la vita mi ha sottoposto mi hanno portato ad affinare la mia capacità di comprensione ed ho sempre subito il fascino delle persone che dedicavano la vita ad un ideale, specie rivolto alla pace e all’amore universale, valori ancor oggi molto lontani dall’essere realizzati. Ebbene lo ammetto, sono una romantica e per di più inguaribile sentimentale al mille per mille e anche utopista perché ancora credo che l’uomo possa realizzare il suo giardino di armonia qui sulla terra e credo che i miei scritti lo dimostrino chiaramente. Ed è per questo che oggi sento un gran bisogno di dedicare questa mia personale riflessione ad una donna che ci ha lasciato in questi giorni, stroncata all’età di 63 anni da una malattia incurabile, una donna che rimarrà nel cuore del mondo, ne sono certa, per l’esempio ed il coraggio che ha dimostrato, dedicando la sua vita al prossimo più sfortunato, agli uomini privati dei diritti umani e vittime della stupida guerra. Sto parlando di Teresa Sarti, moglie di Gino Strada e presidente dell’organizzazione Emergency. Sono conscia che oggi la terra ha perso una bella persona, una donna di pace e punto di riferimento per l’intera umanità. Oggi tutti noi siamo un po’ più poveri, io almeno mi sento così, ma quello che mi consola è sapere che altri seguiranno la sua scia luminosa e allora Teresa continuerà a vivere e il suo ricordo continuerà a scandire nel tempo. Riporto qui il discorso ufficiale dell’organizzazione Emergency a testimonianza dei suoi intensi e generosi 15 anni di lavoro come Presidentessa:
“Dopo avere insieme condiviso per quindici anni il tempo dell'amicizia, del rispetto per la vita e per la sofferenza di tutti, dopo il lungo tempo di affetto, di speranze, di timore per la sua sorte personale, Emergency annuncia la morte della sua presidente Teresa Sarti Strada.
Con la stessa apertura e con la stessa semplicità che aveva voluto per la vita di Emergency, Teresa ha accettato anche in questi suoi ultimi giorni la vicinanza di tutti coloro che hanno voluto esserle accanto. La serenità consapevole con la quale è andata incontro alla conclusione del suo tempo ha espresso il coraggio e la determinazione che rappresentano la verità della nostra azione in un'attività che ha dato senso alla sua e alla nostra esistenza. La dolcezza del ricordo coincide per noi con il rinnovo del nostro impegno per la pace e per la solidarietà.”
Concludo con una semplice poesia che ho scritto sull’onda emotiva della sua scomparsa, la depongo come fiore nella memoria del cuore, e la condivido con voi nella speranza di trasmettervi parte della mia commozione.
CHE IL DOLORE SIA LIEVE ( A TERESA )
Che il dolore sia lieve
di mano la neve
che chiude i tuoi occhi
portandoti in un volo radente
a rigenerarti tra i flutti del dolce oblio.
E’ stato breve il tuo tempo
anni generosi e pieni d’amore
hanno sparso semi copiosi
raccolti in frutti di speranza e di bene
da chi povero e condannato
dalla follia della guerra
non aveva che occhi tristi
mani per lottare
e cuore innocente per continuare
a sognare un futuro migliore.
Ti sei spenta in un giorno qualunque
accanto a chi ti ama
e con te condivide
la missione di pace e di fratellanza.
Oggi la terra è più povera
mancherà la tua forza, il tuo sorriso,
la tua calda umanità
ma il cielo è ancora più blu
tu sei fra le magiche stelle del firmamento
quelle che non hanno bisogno del buio
per risplendere:
le riconosciamo e le ammiriamo fra tante
sotto il sole scolpito
dai passi lungo la Strada dell’Amore.
Roberta Bagnoli
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Ho pensato molto in questi giorni, riflettevo sulla vita, su come sia facile e allo stesso tempo complicato vivere. E’ facile se si pensa al meccanismo tecnico, basta respirare in fondo, nutrirci, alzarci, camminare, andare e scoprire quel che abbiamo intorno e fin qui non c’è niente di strano. Ma il complicato comincia quando scorgiamo che non siamo soli al mondo, il punto dolente sono a parer mio le relazioni: è lì che ci mettiamo in gioco, lì che siamo noi stessi, nudi e a volte non servono le maschere, gli altri prima o poi ci getteranno in faccia i nostri stessi limiti. Gli altri ci faranno vedere la realtà attraverso i nostri stessi specchi e credete a poco servirà fuggire, in fondo è facile rifugiarsi in noi stessi, non possiamo scappare, dove altro potremmo mai andare? Certo esiste anche il mondo immaginario, la fantasia aiuta ed è a volte un meraviglioso antidoto, ma poi dobbiamo far sempre i conti con la realtà che spesso, per non dire sempre, non corrisponde mai all’ideale che vorremmo avere e realizzare. Credo che noi tutti abbiamo a che fare ogni giorno con situazioni pesanti, ogni giorno ci scontriamo con l’ottusità delle persone, quanti problemi: sul lavoro, anche nella famiglia, fra i nostri stessi amici, con le persone a cui vogliamo bene e questi sono forse i nodi più dolorosi da sciogliere, perché ci coinvolgono emotivamente e razionalmente. Ecco, sono sempre le relazioni, il nostro reale problema, del resto l’uomo è un “animale sociale” e anche se sa di essere solo…..dovrà convivere, volente o nolente, con gli altri, anche chi vive ai margini della società, non può fare a meno di scontrarsi con la civiltà, incontrerà persone e sarà magari più libero da certi vincoli, ma dovrà pur sempre confrontarsi con la sua realtà….realtà d’emarginato, ma pur sempre realtà. E proseguendo il discorso sulle relazioni, voglio fare una precisazione: il mio è un discorso in generale e lungi da me di entrare nello specifico di una singola situazione. E’ solo una mia riflessione, spassionata e sincera e quello che scrivo è frutto della mia stessa esperienza. Quello che mi contraddistingue, che ho sempre cercato di fare con coerenza è quello di mostrarmi quale sono, naturalmente con i miei tanti difetti, ma quello di cui vado fiera è la mia capacità di andare sempre incontro all’altro, questo credo che sia l’aspetto che preferisco di me e quello che più mi fa star male è constatare l’indifferenza, il non rispetto dell’altro e la superficialità nell’affrontare le relazioni, anche quelle che forse hanno meno importanza e non danno quello che uno si aspetta dall’altro. Ed ho sempre cercato di comprendere l’altro, ho cercato di “calarmi” nei suoi panni, ho cercato di accettare l’altrui mondo anche se a volte mi è stato molto difficile farlo….ma poi ho compreso che non tutti lo fanno, che a molti non interessa granché, ad alcuni conta solo se stessi e a volte neanche se ne accorgono, vanno avanti per la loro strada e non importa se ciò vuol dire dimenticarsi di una persona cara, non importa se regalano sorrisi o “duri schiaffi”, l’importante è andare….andare e basta, senza neanche voltarsi, senza neanche pensare se hanno lasciato dietro sé qualcosa che poteva essere importante. E questo fa parte della sensibilità….naturalmente, ma può anche ricongiungersi al discorso sulla vita e perché no anche sulla magia della vita stessa. Avete mai pensato cosa rende veramente un cuore magico? Un tempo pensavo che magia equivalesse a fascino o a un mistero, ad un carisma particolare da invidiare, adesso credo che questo sia solo una definizione marginale. Un cuore magico non è un cuore che vive nell’ombra, non è un cuore che dà secondo il suo momentaneo umore, non è un cuore che si nasconde dietro i propri limiti, non è un cuore che ama secondo la sua misura, no è un cuore che….va oltre il suo “piccolo cuore”, è un cuore che sa che amare vuol dire donarsi, ed è disposto a mettersi sempre in discussione, è disposto a correre il rischio di sentirsi anche rifiutato e che nonostante tutto continua ad amare senza aspettarsi niente in cambio. Un cuore magico non è quello che fa incantesimi o stupisce l’altro con esperimenti strani, il cuore magico è un cuore che ama semplicemente e mette da parte il suo stupido egoismo, un cuore magico è quello di un fanciullo che a molti può apparire anche sprovveduto, ma che non teme niente ed è disposto a fare anche un bel salto nel vuoto e statene certi che se lo fa veramente con purezza….mai potrà cadere, l’amore lo farà volare e gli darà tutto ciò che necessita, lo ripagherà di tutte le delusioni e del dolore inevitabile che avrà dovuto incontrare. Questo io penso e non è naturalmente oro colato, né una verità assoluta, è solo un mio modesto parere e credetemi, potete anche non condividerlo, anzi mi farà piacere confrontarmi con altri punti di vista e lungi da me pensare che abbia voluto parlare del mio cuore….il mio è un cuore normalissimo, di magia ha forse quella “poca” che riesce a respirare quando dimentica di essere solo un muscolo e corre felice e libero come una rondine nel cielo meraviglioso della Poesia.


Cari amici
sento un dolce bisogno di festeggiare con voi questo giorno speciale e credo di fare cosa gradita a tutti. La mamma è il bene più grande e prezioso per ciascuno di noi, non fosse altro per la vita che ci ha donato e questo credo che non lo si debba mai scordare. E sicuramente oggi, tutte le mamme saranno ricordate e festeggiate, ma questa festa simbolica .è come quella della donna, non deve durare solo un giorno, ma tutto l’anno e quindi con questo proposito auguro a tutte le mamme del sito e del mondo che ci siano 365 “Mother’s day” felici di tenero e generoso amore.
Desidero farvi un omaggio, riportando le origini e alcune curiosità della festa che ho tratto da Wikipedia, spero che gradirete e ancora due poesie che fra le tante hanno catturato il mio cuore e che sento vicine alla mia sensibilità e che dedico con affetto a voi tutti.
La festa della mamma è una ricorrenza civile diffusa in tutto il mondo. In Italia cadeva regolarmente l'8 maggio, fin quando non si decise di fissarla alla seconda domenica di maggio. Costituisce una festa molto antica, legata al culto delle divinità della fertilità degli antichi popoli politeisti, che veniva celebrato proprio nel periodo dell'anno in cui il passaggio della natura dal freddo e statico inverno al pieno dell'estate dei profumi e dei colori (e della prosperità nelle antiche civiltà contadine) era più evidente. Con l'andare del tempo questa festività dal tono religioso si è evoluta in una festa commerciale, talvolta anche in Sagra. Negli Stati Uniti nel maggio 1870, Julia Ward Howe, attivista pacifista e abolizionista (della schiavitù), propose di fatto l'istituzione del Mother's Day (Giorno della madre), come momento di riflessione contro la guerra. Fu ufficializzata nel 1914 dal presidente Woodrow Wilson con la delibera del Congresso di festeggiarla la seconda domenica di maggio, come espressione pubblica di amore e gratitudine per le madri e speranza per la pace. La festa si è diffusa in molti Paesi del mondo, ma cambiano le date in cui è festeggiata. In Italia fu celebrata per la prima volta nel 1957 da don Otello Migliosi ad Assisi, nel piccolo borgo di Tordibetto di cui era parroco. Migliosi la celebrò la seconda domenica di Maggio. In molti Paesi la ricorrenza è stata imitata dalla civiltà occidentale: in Africa, ad esempio, alcuni Stati istituirono la festa della mamma ispirandosi al concetto britannico della stessa.
Giuseppe Ungaretti
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Oggi, cari amici è una giornata speciale, 21 marzo, inizio della primavera e anche giornata mondiale della Poesia ed io aggiungo, non a caso, compleanno della grande Poetessa Alda Merini, che per me è una fra le più grandi figure della poesia non solo italiana, e non credo di sbagliare a dirlo….internazionale. E allora voglio festeggiare come si deve questo particolare evento per dichiarare che la Poesia è il mio “grande amore” e mai potrei tradirlo e quindi vi regalerò alcune citazioni che ritengo più consone alla mia natura e anche delle “dure e sofferte gemme” della nostra cara poetessa sopracitata, rendendole un affettuoso omaggio e sperando di allietare anche i vostri cuori. Festeggiamo, dunque, con gioia, insieme amici carissimi questa importante giornata…..Se non ci fosse la Poesia, potrebbero esistere forse i Poeti? E se non esistessero i Poeti….chi altri potrebbe cantare e perseguire la….nascosta e sempre taciuta verità? Lasciatemi almeno questa cara e dolce illusione!
La poesia
non è un modo di esprimere un'opinione.
E' un canto
che sale da una ferita sanguinante
o da labbra sorridenti.
K. Gibran
Scrivere poesie non è difficile;
è difficile viverle.
C. Bukowski
Il poeta non sogna: conta.
J. Cocteau
Nella vera poesia le espressioni che suonano
più semplici ci riempiono di sorpresa e di gioia
perché rivelano noi a noi stessi.
B. Croce
Il poeta cerca solo di mettere la testa in cielo.
E’ il logico che cerca di mettere il cielo dentro la propria testa.
Ed è la sua testa che si spacca.
G.K. Chesterton
Il poeta non rigetta mai le proprie ombre.
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Il poeta non dorme mai ma in compenso muore spesso.
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La casa della poesia non avrà mai porte.
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La corda più silenziosa è quella dei versi.
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Non cercate di prendere i poeti perché vi scapperanno tra le dita.
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Alda Merini
Se qualcuno cercasse
di capire il tuo sguardo
Poeta difenditi con ferocia:
il tuo sguardo son cento sguardi
che ahimè ti hanno guardato
tremando.
Alda Merini
Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.
Alda Merini
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Oggi è una giornata particolare, ricorrenza di S.Valentino e propriamente festa degli innamorati, ma per me è soprattutto festa dell’amore e mi sono chiesta come mai proprio oggi si usa ricordare un evento simile ed ho voluto fare una semplice ricerca per conoscere meglio la figura di questo santo, le tradizioni e anche le leggende che hanno accompagnato la sua vita. E naturalmente voglio condividere con voi cari amici questa mia riflessione, un modo per conoscere, approfondire e vivere con maggiore gioia questa bella giornata.
San Valentino (Interamna Nahars, ca. 176 – Roma, 273) fu un vescovo e un martire cristiano. Venerato come santo dalla Chiesa cattolica, da quella ortodossa e successivamente dalla Chiesa anglicana, è considerato impropriamente patrono degli innamorati. La città di Terni costudisce il corpo del santo e lo invoca come pricipale patrono. Le reliquie del santo si trovano presso la Basilica di San Valentino: tali reliquie pare furono portate nella città dai tre discepoli del filosofo Cratone, Apollonio Efebo e Procuro, convertiti dal futuro santo, e che per questo trafugamento furono martirizzati. Altre reliquie sono presenti nella Cattedrale di Maria Assunta di Savona. È conosciuto anche come san Valentino da Interamna o san Valentino da Terni. Da quello che ho letto e che narra la storia, Valentino aveva un animo generoso, pronto sempre ad aiutare il prossimo, a conciliare, a portare accordo dove esisteva divisione e rancore, e credo che proprio per questa sua naturale predisposizione sia stato scelto come emblema dell’amore in generale e a tal ragione sia stato utilizzato per festeggiare tutti gli innamorati. Questa festa venne istituita un paio di secoli dopo la morte di Valentino, nel 496, quando papa Gelasio I decise di sostituire alla festività pagana della fertilità (i lupercalia dedicati al dio Luperco) una ispirata al messaggio d’ amore diffuso dall’opera di San Valentino. E come ben sapete, tale festa ricorre ogni anno il 14 febbraio ed è conosciuta e festeggiata in tutto il mondo. Molti sono i miracoli che vengono attribuiti a questo santo vescovo e tante storie vengono riportate ad accrescere ancor di più alone di leggenda e sublime amore intorno alle sue vicende. Ed è indubbio che questo “uomo” avesse davvero un cuore magico e a me è particolarmente caro, sapete io sono innamorata….dell’amore e non potevo rimanere indifferente a questa storia di vita vera, e magari anche un po’ ammantata di fascino mistico. Voglio riportare alcuni episodi che hanno caratterizzato la sua storia e che mi hanno particolarmente colpito, a suggello di quanto amore sia stato capace questo Santo. Narra la storia che un centurione pagano romano di nome Sabino s’innamorò di Serapia, una giovane cristiana di Terni e si recò dai suoi genitori per chiederla in sposa. Loro rifiutarono per la sua religione e Serapia, innamorata del giovane lo consigliò di recarsi da Valentino. Il giovane seguì i consigli dell’amata e ricevette il battesimo dal Santo. Purtroppo Serapia si ammalò di tubercolosi e a niente valsero le cure e le preghiere, a quel punto Sabino chiamò al capezzale della sua amata Valentino e lo pregò, dicendogli che non poteva vivere senza di lei. Il Santo, accogliendo la sua supplica disperata, levò le sue preghiere al Signore ed i due giovani morirono insieme, per vivere insieme nell’eternità. Un altro fatto, conosciuto come “La rosa della riconciliazione”, narra che Valentino, passeggiando per il suo giardino, un giorno udì due fidanzati litigare. Egli intervenne per indurli alla ragione e alla ragione, porse loro una rosa affinché la stringessero facendo attenzione a non pungersi con le spine e pregando perché il loro amore fosse eterno. I due giovani si riconciliarono immediatamente e dopo non molto tempo, si recarono nuovamente dal Santo per celebrare il matrimonio ed invocare la sua benedizione. Ed infine voglio riportarvi quest’ultimo episodio, che rivela quanto fosse grande il cuore di questo Santo e di come amasse ed avesse cura dei bambini. Si narra che il giardino della casa di San Valentino fosse un luogo di gioia ed amore, dove spesso gli abitanti della città di Terni si recavano per andare a trovarlo e a ricevere i suoi preziosi consigli. Abituali frequentatori del giardino erano anche i bambini della zona che lì si ritrovavano per giocare. Valentino, felice per la loro spensieratezza e purezza, si fermava ad osservarli, soprattutto per accertarsi che non corressero alcun pericolo. E quando iniziava a calare la luce del sole, egli andava da loro e regalava a ciascuno un fiore, che i bambini avrebbero portato alle loro mamme. Era un piccolo stratagemma che usava il Santo, per essere sicuro che si dirigessero subito a casa, senza fare troppo tardi. Ci sarebbe ancora molto da dire, ma preferisco terminare qui, quello che ho voluto raccontarvi, cari amici è solo una mia testimonianza, un mio semplice modo di guardare con occhi sinceri e puliti questa bella festa, senza entrare nel merito di altri discorsi. Per me oggi è la festa dell’Amore e anche di San Valentino e allora termino facendo gli auguri a tutti voi carissimi, a me e a Renzo, e anche alla nostra cara Valentina, che oggi festeggia anche l’onomastico. Siate felici e godetevi questa dolce giornata, innamorati e non, oggi è la festa di tutti, perché tutti noi amiamo, tutti noi abbiamo un cuore magico. Un abbraccio affettuoso a ciascuno di voi e ringrazio Sophia per la tag che le ho “rubacchiato” con affetto e spero che non me ne voglia!
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Riflessioni a cuore aperto di Roberta Bagnoli