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Irene Klein


Mi chiamo Irene Klein ma, nonostante il cognome ebraico, io mi considero totalmente italiana, (nonostante i miei soggiorni infantili all'estero) perché la mia famiglia, prima della guerra, si è rifugiata, in parte nella Svizzera italiana e in parte in Sardegna, cosa che mi ha aiutato molto sotto il profilo della salute, che ha beneficiato del clima dolce e delle giornate luminose.

A causa dei miei ritmi circadiani alterati, (di cui a volte parlo nei miei scritti) ho sempre compiuto i miei studi in privato, compresi quelli artistici, in parte a Cagliari e in parte a Roma, dando sempre gli esami finali in qualche scuola pubblica.

Per quanto riguarda i miei studi artistici ho avuto insegnanti di grande livello: essendo del '69, ho fatto in tempo a conoscere Foiso Fois, un grande pittore sardo, che è morto quando ero ragazzina e che è stato il primo che mi ha fatto assistere alle sue lezioni di Figura Umana presso il Liceo Artistico di Cagliari, lezioni che hanno colpito la mia fantasia e la mia volontà di proseguire in quel percorso affascinante.

Sono stata allieva anche dello scultore olandese Axel Smith Van Gouli, e dell'anziano pittore incisore Valerio Pisano, da cui ho appreso l'arte dell'incisione che mi è servita per sviluppare la mia naturale inclinazione per la linea e per il graffiage.

Mi sono diplomata nel liceo artistico statale di Roma nel 1987, all'età di 18 anni.
In quell' età giovanissima, forte di un'ottima preparazione accademica, e di una considerevole conoscenza dell'anatomia umana, ho lavorato soprattutto per équipes di chirurgia ortopedica, patologia chirurgica e chirurgia d'urgenza.

Rientrata a Cagliari, ho proseguito i miei studi con Franco D'Aspro, scultore, e con Luigi Mazzarelli, notevole figura di artista, che ho molto rimpianto.
Io stessa ho insegnato in scuole private, (data la notevole difficoltà ad adattarmi agli orari delle scuole pubbliche e alla difficoltà sempre crescente di trovare cattedre pubbliche disponibili) o in scuole che avessero soltanto corsi serali, come le scuole per militari di carriera e il carcere di Cagliari.

Nell'intento di regolare almeno in parte i miei ritmi circadiani, ho anche lavorato come bidella per ben quattro anni, sfruttando il turno di lavoro che andava dalle 18,30, alle 00,30.
E' stato proprio questo periodo il più proficuo per allontanarmi dalla mia formazione rigidamente accademica e buttare giù una serie infinita di bozzetti fatti con inchiostro di china, affrontando delle composizioni surreali, sviluppate poi in olio su tela, caratterizzate da una forte ricerca cromatica.

In seguito mi sono dedicata all'insegnamento privato: preparo ragazzi e adulti che devono dare esami da privatisti o che vogliono imparare a dipingere usando anche il computer, in maniera del tutto originale, che niente ha a che fare con la pittura digitale. Con questa tecnica ho sviluppato anche parecchi temi di carattere religioso.

Sono sempre stata lontana da mostre e riconoscimenti: non mi trovavo e non mi trovo a mio agio, avendo sempre studiato e lavorato lontana da ambienti di riferimento, non sapendo come quantificare in denaro le mie opere e anche parecchio disorientata da un ambiente artistico in cui non mi riconosco.

Irene Klein
 

 

 

Irene Klein - La capacità di saper “leggere” e “tradurre”

Dal linguaggio pittorico ben ritmato e poliedrico, l’artista Irene Klein offre al pubblico opere ricche di personali rielaborazioni nelle quali si evincono le sue valide capacità tecniche. Dalla tavolozza di cromie a volte tenui ed a volte accese, scaturiscono le sensazioni che l’artista trasferisce sapientemente su tela, per dare libero sfogo alla sua fervida creatività.

Dal tratto deciso, rapido e sicuro, si denota dalle sue opere, passione e fervore interiore, impegno ed alte vibrazioni emotive. Gli oli, i disegni, i lavori a china, di incisione e graffiage, mostrano il suo animo profondamente sensibile alla realtà che ci circonda.

L’artista affronta le più svariate tematiche dove realtà e fantasia si fondono mirabilmente e dove ogni soggetto diventa motivo di espressività pittorica. Irene Klein dimostra così, la sua notevole capacità di saper “leggere” e “tradurre” oltre l’esteriorità che la visione delle cose desta nel suo animo.

Con ammirazione
Carmela Di Giovanni
 

Ringrazio di cuore la pittrice Carmela Di Giovanni per la presentazione che ha fatto della mia opera figurativa, una presentazione sapiente e gentile, nella quale mi riconosco in pieno e della quale io, abituata a lavorare isolata, le sono profondamente riconoscente.
La mia gratitudine nasce anche dal fatto che ho una grande stima di
Carmela Di Giovanni, pittrice: io così legata alla linea, ho sempre ammirato gli artisti come lei, capaci di trasfigurare la realtà che li circonda con quelle sapienti ed espressive spatolate in cui, il cromatismo sensibile dai toni pastello, che in certi casi illumina l'intera opera (vedi Finito - Infinito), in altri casi fa da sfondo ad un laborioso intreccio di forme, come le cortecce degli ulivi o le rocce in primo piano delle sue marine. La mia ammirazione per la sua fatica figurativa è sincera e quindi più gradita la sua iniziativa nei miei confronti.

Irene Klein

Irene Klein – Artista poliedrica

Conosco da poco Irene Klein, a dire il vero la stimo e l’apprezzo per i suoi racconti di narrativa, autobiografici e non, scritti con stile fresco, genuino e vibrante di sentimento, ed è per me una vera e piacevole sorpresa scoprirla attraverso le sue opere di pittura. Sono un’appassionata della letteratura e dell’arte in generale, e guardando i suoi lavori, senza entrare nel merito delle tecniche pittoriche adoperate e senza voler dare un giudizio critico, mi sento di affermare con sincerità che traspare una mano sensibile, abile nel creare e dipingere la realtà. Mi piace il suo stile originale e fluido che l’artista riesce a trasmettere con padronanza e semplicità, guardo e vivo strane emozioni, immergendomi nel suo mondo di forme astratte e di corpi tratteggiati con spontaneità viva e palpitante. Ritengo Irene Klein un’artista valida e poliedrica, capace di spaziare con naturalezza dalla scrittura alla pittura, raggiungendo ottimi ed efficaci risultati in entrambi i settori, ed è un piacere per me goderne la pienezza e descriverne la sensazione di bellezza che mi trasmette la sola vista delle sue opere. Concludo complimentandomi con Irene Klein e la ringrazio per la naturale trasparenza del suo essere donna e artista, e per il messaggio che ci dona con delicata sensibilità e ampio respiro di cuore, attraverso la sua personale visione del mondo, ritratto da una mano sincera e magica.

Amichevolmente, con affetto
Roberta Bagnoli
 

Ringrazio Roberta Bagnoli, donna sensibile e profonda, capace di cogliere la vita, la bellezza e l'espressione umana, in qualunque forma si presentino, con istinto infallibile. Il suo essere donna e artista coincidono (e in questo siamo affini). Le sue parole sono sempre espressione di una vibrazione profonda del suo cuore attento e generoso, di un bisogno intenso di comunicare, ma non solo: Roberta è anche capace di ascoltare, capace di silenzio per accogliere l'altro che si dona, dote rarissima e preziosa, che me la fa apprezzare e mi dà riposo. Una volta ricordo mi scrisse "...e la penna allora diventa la nostra sofferta e dolce complice, è lei a farsi d'acqua e a darci la voce...che muta giace dentro il nostro stesso pianto". Chi vive questo non può che vibrare con l'altro, e non importa il mezzo o il modo:
grazie amica mia.

Irene Klein

 

Irene Klein: L’io alla ricerca dell’altro “io”

L’artista non è artista che a condizione d’essere doppio e di non ignorare alcun fenomeno della sua doppia natura.
(C. Boudelaire, Oeuvres Complete, Gallimard, Paris 1976)


Per inquadrare e comprendere l’esperienza pittorica di Irene Klain, tutta giocata sul vissuto, occorre certamente procedere in ordine cronologico delle sue opere .
Si possono individuare due fondamentali periodi: figurativo, surrealista .
Il periodo figurativo, anche se risente di una matrice accademica, testimonia capacità tecniche fortemente arricchite da interessi e comportamenti emotivi che diventano spazio di una distanza tendente alla conoscenza di un mondo libero da ogni acquisizione regressa.
In questo suo itinerario di lavoro le molteplici componenti emotive, che emergono di volta in volta ( sanguigno, incisione, graffiage, china), si configurano nella partecipazione di pulsazione espressiva. Espressione che si conforma come atto di sollecitazione, d’implicazione partecipativa sia dell’operatore che del fruitore.
L’essenzialità del gesto monocromatico assurge poi, negli oli, alla sensibilità pittorica di un patrimonio lirico – sentimentale il cui risultato estetico finale è la liberazione comportamentale trasferita nelle opere surrealistiche. In queste la comunicazione alla partecipazione emotiva diventa il tramite più immediato per un dialogo intimo. Attraverso il quale, la comunicazione si stabilisce quale intima partecipazione emotiva-vitale, esistenzialmente autentificata, al di là della conoscenza.
Gli equilibri formali e tonali di costruzione dei lavori: il segno e il colore rappresentano una nuova avventura di un viaggio interiore volto alla scoperta di ciò che è l’altra parte di noi, fondamentale in ogni esperienza artistica.

Giovanni De Simone

 

La ricerca dell’emozione nelle opere di Irene Klein

L’arte di Irene Klein rappresenta la realtà lasciandosi guidare dal sentimento e concentrandosi sulla rappresentazione delle sensazioni. L’opera raggiunge il suo compimento quando il volto interiore del soggetto viene rivelato: compaiono così immagini mute che paiono essere palpitazioni di un animo teso nell’inquietudine (Tuareg che prega) o nella riflessione (Notte di Natale). Tradita dalla realtà, la speranza muore nel disagio protagonista di Ragazzi in guerra, dove in primo piano un dolce fanciullo divenuto anzitempo uomo osserva lo spettatore con occhi abbandonati e affranti.
Se da un lato, tuttavia, Irene Klein è una pittrice che appare turbata da una realtà che affonda in vortici di sofferenza e inquietudine, dall’altro aspira ad affrontare a viso aperto il disagio emotivo, fissandolo nello spazio pittorico. Scorto il dolore, l’artista con occhio immobile fissa la sua drammaticità, come avviene nella silenziosa malinconia dell’opera Nuotatrice stanca. La rappresentazione della sofferenza è così paragonabile ad una prova con cui l’artista desidera confrontarsi. Affrontato un male oscuro, alla mancanza di sicurezze la Klein contrappone la gaiezza dell’inconscio, liberandosi dal male grazie alla creazione di un nuovo linguaggio formale le cui regole sono dettate dall’immaginazione. Quest’intento arricchisce di forza poetica le composizioni, ora spensierate e mutate in sfondi dove si svolgono eventi difficilmente decifrabili se non si abbraccia l’intenzione e la volontà dell’artista di dar libero sfogo all’inconscio. La fantasia, non ancorata alla realtà, vola lontano ed apre all’artista un mondo di manifestazioni prima nascoste dietro la parete della razionalità. Appartengono a questo mondo fantastico la vertigine in volo espressa ne L’aquilone, il sereno incanto e la morbidezza regale de L’armonia dei mondi, surreali sogni pittorici dove una visione ravvicinata e contemporaneamente estesa in lontananza suggerisce all’occhio dell’osservatore una voluta assenza di coordinate spazio-temporali, intuizione che si consolida quando il vigile spettatore s’accorge che queste scene sono prive di una superficie di appoggio, galleggiano nell’aria distaccate dalla realtà. Quando il reale ricompare, come in Sogno leggero, è un frondoso albero di colore scuro, una cupa presenza immobile e minacciosa se paragonata alle fragili foglie che paiono elevarsi oltre il cielo, in contrapposizioni alle radici dell’albero inesorabilmente schiacciato al suolo.
Questa è la sensazione che l’arte di Irene Klein mi trasmette: quando il reale si vanifica nelle trame di un dolore che inchioda, è l’immaginazione che ci permette di riscattarci, avvicinandoci ai sogni.

Alberto Bonacina

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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