Blanchette

Pagina vista : 264    

2009-03-24

.

.

 Blanchette


C’era una volta un paesino piccolo piccolo di case sparse sui Pirenei, al confine tra la Francia e la Spagna, paesino che veniva da tutti chiamato ”Blanchette”: infatti era tutto bianco dalle sue minuscole abitazioni dipinte del color della neve, alle betulle che, mosse dal vento, sembravano cori d’angeli, alle viuzze strette di sabbia fina fina bianca come una nuvola. Anche gli abitanti erano bianchi di capelli, di ciglia e d’incarnato e spesso anche i loro abiti semplici e morbidi erano di colore chiaro pastello dall’ecru all’ocra, delicati e fluttuanti. Tutti vivevano in pace ed armonia producendo farina e latte candido e cibandosi di frittelle di sambuco e di acacia, la loro specialità conosciuta ovunque.

Un giorno però avvenne uno strano evento: nacque un piccolo ed era nero nero come la pece, riccioli bruni e occhi di  bragia, bocca rosso rubino come bocciolo di rosa canina... tutto un prorompere di colori vivaci. La famiglia era affranta: da dove arrivava questo esserino così diverso da loro diafani e quasi spirito, perché nulla c’era di loro così simili all’alba pallida di Novembre? Il piccolo era nato il Primo Agosto e ne manteneva tutti i colori, i profumi, l’ardore. Papà e mamma, nonni, zii e fratelli ne erano spaventati e così iniziarono, senza quasi volerlo, a trascurare il piccolo a cui fu dato, con un certo batticuore, il nome di Chocolat.


- Hai dato il latte al piccolo?-
- No,fallo tu chè ho da portar le capre al pascolo-
- dov’è Chocolat? –
- Non so, sarà nella sua cuna a dormire… dagli un occhio!-


E tutti si passavano la palla anzi il piccino come fosse un pacco e per giunta di fuoco! Il pupo cresceva bene, robusto e pieno di vita, sorridente e desideroso sempre di piacere, di coccole così rare e di un amico.

L’unico che gli teneva compagnia era Magrin, il cane di babbo, un bastardino sbilenco che giocava a nascondino, a raccogliere rami nel fiume e Chocolat lo amava come un fratello. Quando Magrin s’ammalò (era molto vecchio) e morì,  il piccolo ne fece una malattia e cominciò a piangere con un gemito che sembrava d’agnello, flebile ma talmente dolente da entrare nelle ossa di tutti gli abitanti di Blanchette. Allora si radunò una specie di consiglio di paese che sentenziò, dopo lunghe discussioni, che il bambino andava affidato a qualcuno di un paese vicino perché creava scompiglio e rovinava l’armonia. Chocolat sempre più triste e malinconico, dietro una bella somma di danaro, fu dato in affido ad una famiglia piuttosto anziana, che non poteva avere figli, residente nel paesino di Negrette che si trovava  all’estremità opposta. Blanchette tornò alla vita di sempre ed il tempo passava... pian piano il ricordo di Chocolat scomparve dalla memoria  piuttosto corta degli abitanti e anche di mamma e papà.

Una notte, mentre tutti dormivano, si abbattè solo sul paese bianco una cortina di cenere nera e appiccicosa che coprì ed avvolse tutto e tutti e non consentì a nessuno di mettere il muso fiori di casa. Il cielo nero dava segni di non volersi placare e la cenere cadeva lenta e imperturbabile alle richieste d’aiuto. Gli animali cominciarono ad ammalarsi e così molti degli abitanti e le case, cupe e fredde parevano occhiaie buie di rimprovero.

I ragazzi del paese e pian piano alcuni adulti cominciarono a sentire un gran peso nel cuore e a pensare che fosse una punizione dall’alto per aver cacciato come un lebbroso Chocolat. Non riuscivano più a dormire la notte e spesso intorno al fuoco, tra cenere e rovine piangevano... quando uno dei fratellini, il piccolo Giogiò urlò a gola spiegata:
-Andiamo a Negrette a riprenderci il nostro Chocolat, se ci vuole ancora!-

E così  una delegazione partì a piedi, e cammina cammina, a tarda notte raggiunse il paese di Negrette e andò a cercare il bimbo, ormai cresciuto. Lo trovarono tra fiori e ruscelli a giocare, si avvicinarono, si fecero riconoscere e Chocolat li abbracciò, li baciò e disse loro “sono felice che siate venuti da me …vi aspettavo... ma sono stato bene qui e quindi vorrei poter vivere un poco qui e un poco là, tra bianchi e neri, dando tutto il mio amore.-


E così avvenne. I due paesi si gemellarono e fecero molti scambi… e nacquero molti bambini color ambra.
Quella era la vera armonia.


Tinti Baldini

Commenti utenti (10) Leggi tutto...
Stampa E-mail
Letteratura - Fiaba
Scritto da Tinti Baldini