Desideria e il Viandante

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 2009-01-13

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DESIDERIA E IL VIANDANTE DEI SOGNI


C’era una volta una giovane donna che aveva perso i genitori per cause di cui neanche lei conosceva il motivo;  non li aveva mai visti, né conosciuti e nessuno le aveva mai raccontato di loro, sembrava che non fossero mai esistiti, tanto se ne erano perse le tracce. La ragazza si chiamava Desideria ed aveva un dono particolare: appena pronunciava la parola “vorrei” subito aveva una dolce visione nel cuore e riusciva a tramutare i suoi cari pensieri in gesti sereni, in azioni concrete capaci di dare sollievo e di portare pace ed amore dove regnava odio e solitudine. Viveva sola ai margini di un mondo sconosciuto su tutte le mappe di ogni luogo, Amorandia, ed era stata portata lì dal Viandante dei Sogni che l’aveva raccolta ancora piccola e smarrita nel bosco, affamata, denutrita e tremante dalla paura. Era un regno di puro incanto e di magia vera, poteva essere compreso e visto solo dagli occhi del cuore rimasti immacolati e casti e non tutti erano capaci di attraversarlo. Il luogo possedeva una specie di intuito emotivo, captava le intenzioni e le emozioni delle creature che si trovavano a passare di là e, se erano malintenzionati o impuri, non riuscivano neanche a guardarlo, tanta era la repulsione che avvertivano e per fortuna proseguivano oltre, andando a fare danni da altre parti. L’uomo che aveva scoperto un giorno lontanissimo quel mondo irreale e sublime aveva una folta barba bianca, occhi vivi e pungenti color del cielo, aveva girato tutto il mondo, era un vero virtuoso, conosceva il confine tra il bene ed il male, lo aveva vissuto sulla sua pelle ed era riuscito ad attraversare indenne le sue immani peripezie; pur vecchio era ancora entusiasta come un bimbo e, grazie alle sue doti, con la bellezza e la saggezza propria della sua natura, aveva allevata e curata la fanciulla con attenta premura e dolce amore, insegnandole quello che le sarebbe servito per crescere secondo la regole di Amorandia. E lei crebbe non solo in altezza ma soprattutto in profondità morale divenendo una dolce e serena fanciulla. Si cibava di bacche di calda sapienza che l’uomo le preparava personalmente  e di miele d’amore che riusciva ad estrarre dalla corteccia degli alberi, alberi grandi e speciali che appena lei sfiorava riusciva a sentirne la linfa scorrere come un cuore che le si apriva in deliziosi battiti. Era una meraviglia vederla danzare la sera alla luna che si offriva ai suoi occhi stupiti ed innocenti, tutti l’amavano anche le pietre vecchie di millenni sussultavano e si smuovevano al suo passaggio. Lei felice si dedicava a tutte le sue attività, passeggiava per il bosco, teneva pulita la casetta che serviva da riposo al tenero viandante e quando lui si assentava per andare a seguire il suo “innato richiamo”, lei rimaneva ad aspettarlo dedicandosi alla lettura e all’arte del paziente ricamo che aveva avuto in dono dalla materna sorte. La fanciulla aveva facilità a disegnare con l’ago e a ricamare trine e merletti davvero sublimi e riusciva anche a comporre lavori particolari con le foglie del bosco, le bacche di mirto, di ginepro e anche con i sassolini lucenti che raccoglieva lungo il greto del fiume che scorreva nei pressi del loro rifugio. Tutto scorreva come se il tempo non esistesse e lei pur avventurandosi poco oltre quei magici confini, non aveva mai sentito l’ombra della tristezza o della solitudine avvolgerle l’anima, l’uomo l’aveva istruita e quando sentiva un lieve cambiamento o un semplice sussulto nel suo cuore, rallentava il respiro, chiudeva gli occhi e pensava ad una immensa cascata di luce come fresca acqua turchina ad inondarla e subito nel blu s’acquietava; bastava poco per trovare pace nel regno di Amorandia.

I giorni passarono veloci e lei adesso era un fiore di ragazza, diventata splendida nelle forme e nelle grazie e l’uomo sempre più vecchio, adesso viaggiava di meno, le sue ossa reclamavano riposo e molta cura e lei con affetto dolcissimo lo rispettava, accudendolo e venerandolo come un tenero e amatissimo padre, lo era a tutti gli effetti per lei e a volte credeva che lui le avesse dato la vita e che glielo avesse nascosto per chissà quale assurda ragione, forse voleva proteggerla dal ricordo di una madre cattiva o solo particolarmente sfortunata. L’uomo con il passare degli anni si era fatto un po’ più silenzioso e sentiva che le sue forze stavano sempre diminuendo ed il suo pensiero adesso era unicamente per Desideria, le aveva insegnato tutto quello che sapeva ma aveva paura a lasciarla sola. Temeva che la ragazza, senza la sua presenza, si sarebbe sentita fragile ed avrebbe potuto perdersi, oltre quel luogo c’era tanta malvagità, la conosceva bene lui e sapeva quanti ostacoli ed insidie aveva dovuto affrontare e quanti uomini e donne lo avevano maltrattato ed ingannato, ma lui era sopravvissuto solo perché aveva avuto dalla sua la forza di un cuore grande e magico. Qualcuno più saggio di lui l’aveva sempre protetto e sempre consigliato, come una chiara voce all’orecchio e nei momenti decisivi quando avrebbe potuto soccombere, sentiva che quella strana voce era parte di lui, era una semplice goccia invisibile che sentiva provenire dall’alto, confondendosi al suo sangue veemente e così lui proseguiva sulla strada che altri avevano esplorato prima di lui per portare la luce della saggezza a coloro che l’avevano persa e ad altri che la inseguivano senza neanche saperlo. Quella era la sua nobile missione, per questo era nato e lui in cuor suo lo aveva sempre saputo: insegnare agli altri con pazienza amorosa e senza alcuna invidia o gelosia, felice solo di condividere quel che Madre Natura, buona e generosa, aveva voluto donargli e lui non poteva far altro che spartire quel che aveva. Amare in fondo consiste in questo, dare e darsi senza chiedere altro che la gioia del dono, basta quel senso di dolce gratitudine a ripagare tutto anche il possibile e spesso frequente rifiuto. In fondo lui molto tempo indietro aveva fatto una scelta e pur volendo conoscere il mondo reale e la sofferenza che lì regnava, sapeva che niente avrebbe  potuto distruggere il suo cuore, se non voleva niente poteva accadere e conscio della sua giusta, vera forza aveva nascosto e protetto dall’entità del male il suo cuore, rimasto miracolosamente candido. Tutto riuscì ad accettare, atroci vessazioni, sfide incredibili, come un dolce e vero alchimista riuscì a trasformare il piombo in oro, seppe mitigare la solitudine e la sofferenza, osò incantare le ombre, trasformò la notte insidiosa in raggio di sole acceso e rigenerante per tutti; tutto e ancor di più sa chi ha condiviso e accettato nelle proprie viscere la fantasia e la bellezza del regno di Amorandia. Sentì che adesso era giunto il momento di mettere al corrente la sua amata “pupilla”, ormai donna a tutti gli effetti, che la sua missione terrena stava per volgere al tramonto e che doveva compiere l’ultimo atto per rendere meno doloroso per entrambi il distacco, soprattutto per proteggere ancora la sua cara figliola, lui come tale l’aveva sempre sentita.

Così una dolce mattina con una banale scusa la portò con sé nel bosco e sapendo che lei non avrebbe fatto alcuna domanda la invitò a spingersi oltre il fiume, chiedendole della legna più tenera per scaldarsi e tenere bacche ed erbe per preparare un miracoloso unguento per i suoi avanzati acciacchi. Lei, fidandosi ciecamente delle sue parole, andò all’avventura e mentre si voltò indietro a salutarlo, vide che i suoi occhi erano un po’ più velati del solito, le sembrava che calde lacrime scendessero lungo le guance scarnite. Ebbe un sussulto ma lui le fece un dolce sorriso e con un cenno la esortò a proseguire e mentre lei, rassicurata avanzava, sentì una dolce vertigine avvolgerla. Non riusciva neanche a muovere gli occhi, un sole accecante la costrinse a cadere a terra, a proteggersi il volto con le sue esili mani, ebbe solo un battito di ciglia prima di cadere a terra svenuta e mentre sentiva il cuore cederle lievemente ebbe la percezione di un soffio caldo e tenero, misto ad una voce calma e familiare. Era il suo caro Viandante dei Sogni che adesso le teneva la mano, sfiorandola, aveva solo assunto la forma di una bianca nuvola e le diceva con uno strano linguaggio, misto a parole e spruzzi di dolce acqua: “Non temere, sarò sempre con te, mai ti lascerò, ricorda Desideria tu sei una donna speciale, hai il dono dell’amore dentro di te, sei destinata a portare la luce ovunque andrai, io l’ho fatto prima di te e prima di tornare dal mio caro ed Infinito Padre Celeste, affido a te la mia missione, non sarà semplice sai, Amare mia dolce fanciulla è lo scopo per il quale siamo nati, ma non è facile, si sbaglia e a volte si soffre fino a distruggere il nostro cuore. Si scopre dopo, che le cicatrici sono granelli lucenti che ci daranno forza e discernimento per continuare la nostra dolce ed unica salita, la vita sempre ci aspetta e ci mette alla prova ma tu hai un’arma in più, la mia esperienza saggia che ho infuso in te e che adesso ti seguirà sempre come l’ombra il tuo corpo e tu abbi solo fede, abbi fede bambina mia e raggiungerai quelle vette stupende che ti attendono e che io ho intravisto già nei tuoi teneri occhi quando ti raccolsi piccina come un cerbiatto fragile e smarrito.”
Queste furono le sue ultime parole prima di svanire oltre l’orizzonte caldo e dorato del sole. Desideria rimase addormentata, rivedendo tutta la sua vita scorrerle davanti come se si riflettesse in uno specchio di fiume immenso e lucente, nuotava adesso e accanto a lei c’erano delfini, salmoni, spugne e coralli bellissimi che la sfioravano ed emettevano suoni e parole di pace. Lei non era sola, sentiva la voce del suo “amato padre-viandante”, sentiva che lui la spingeva fra le onde impetuose di quel fiume e accanto a lei….

Meraviglia delle meraviglie nuotava sorridente ed agile un giovane bello come il sole che lei sembrava conoscere così bene, le erano famigliari quegli occhi di pagliuzze dorate e turchesi, tutto di lui le era consono…..tutto e non si sorprese affatto quando lui le si avvicinò e con una dolcezza inaudita la sollevò fra le braccia e portandola a riva le sussurrò con voce estasiata e cristallina come cascata di ruscello: “ Tu sei Desideria, la fanciulla che ho sempre sognato ed io per te sono solo Amore e lo sarò finché i tuoi occhi avranno luce per guardarmi ed anche oltre quando torneremo lassù alla nostra cara e meravigliosa dimora. Tu adesso chiamami come meglio preferisci e non pensare ad altro che a noi due ed amami, amami, amami infinitamente mia dolce e tenera fanciulla.” Incantata e soggiogata dalla forza lucente della sua voce, cullata dall’armonia delle sue meravigliose braccia e dalla delicatezza dei suoi dolci baci, Desideria si affidò al suo cuore che adesso danzava come una sfera accesa, confondendosi al sole radioso e mentre si donava all’incontro con Amore, le parve di vedere nel cielo scolpito su una nuvoletta il volto magico del suo Viandante dei Sogni che le sorrideva. Ebbe la percezione che forse era opera sua quel dono così meraviglioso che adesso riempiva totalmente la sua vita e dolci lacrime si confusero alle gocce che adesso cadevano su di loro, portate proprio da quella strana e tenera nuvoletta. Fiduciosa, seppur tremante e madida d’acqua fresca come rugiada, si strinse ancor di più al corpo di Amore, un’emozione mai provata prima le serrava forte la gola e adesso era davvero felice, ebbe solo il tempo di sussurrare: “vorrei”….che subito sprofondò nel dolce e vertiginoso abisso di una pace senza confini. 

E questa è solo una parte di quello che succede nel regno di Amorandia, immaginate il resto cari amici e lettori che immagino davvero curiosi ed affascinati.

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Roberta Bagnoli


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Letteratura - Fiaba
Scritto da spigadiluce