FOLLIA L' urlo angosciante dell' animale braccato attraversò la notte, in tutta la sua solitaria tragicità. Udì poi il latrare del branco di lupi affamati farsi vicino, sempre più vicino, ingrandendosi nella sua direzione : l' uomo non mutò il suo passo, continuando a procedere imperturbabile nelle profondità della Foresta, incurante del dramma che vi si andava svolgendo. I rami contorti e nodosi degli alberi scuri lo sfioravano con un tocco freddo e rivoltante per l' odore della muffa venefica che li ricopriva , e le radici s’alzavano infide davanti ai suoi passi per ghermirlo alle caviglie; qua e là sul sentiero s' aprivano d' improvviso polle ribollenti di fango, pronte a catturare il piede che si fosse posato su di loro anche per un solo istante. Impavido, proseguì nella sua strada: era venuto consapevolmente in quel regno d' esseri spettrali, e sarebbe stato sciocco indietreggiare davanti a loro. Sentendosi irrisi, gli abitanti della Foresta ardirono mostrarsi in maniera anche più palese, con i loro volti evocanti terrore, nascosti tra le cortecce stillanti resina cupa simile al sangue, spalancando gli occhi carichi di odio represso, ricordando all' uomo le perfide maledizioni che gravavano su di lui : ma egli non se curò. Resistette alla tentazione di sguainare la spada per scacciare le importune apparizioni come si scacciano le mosche o le zanzare: l' unico modo per non farsi catturare dalle ragnatele pelose tese lungo il suo passaggio, o dalle spire soffocanti d' un serpente gigantesco, era quello di non cedere al loro richiamo. Proseguì senza affrettare la cadenza della sua camminata, indifferente a quanto non lo riguardava. Infine giunse alla sua meta: una radura spoglia, al centro della quale si distingueva un pozzo costruito con pietre nere, portate fin lì da luoghi lontani, ed incise con simboli raffiguranti strumenti di morte violenta. Accanto al pozzo era una donna ammantata di nero, che non appena lo scorse, mosse il capoverso di lui, mostrando però solo gli occhi, grandi, soffusi d'un bagliore malsano dai toni d'un viola livido, e con le pupille dal taglio verticale. Una serpe, una mostruosa serpe carica di veleno, appena coperta dall' apparenza di donna. - Sei molto coraggioso, mio signore. – Lusingò la donna, con voce roca appena sussurrata. - La scena era sicuramente d' effetto. - Ribatté lui con spregio. - Ma sono venuto per altro. - Freddo ed immutabile come le rocce tra cui era nato. Era il suo padrone, e la strega obbedì. - Avrai quello che cerchi, Signore della Notte. Le risposte sono racchiuse nelle profondità su cui il pozzo s' affaccia. - La donna si sporse sul bordo del muro circolare, e s' udì un gorgogliare, sommesso dapprima, poi sempre più distinto ed inquietante: non v' erano acque al fondo di quel baratro scavato con tanta cura, ma un liquido nero e denso, dai vapori capaci di bruciare il respiro peggio che il fuoco vivo. S' avvertiva la presenza d' una malvagità demoniaca : evocata dalla strega, si manifestava nel moto scomposto del fluido. La massa scura s' innalzò fino alla superficie, bollendo come lava, ma la donna le ordinò di placarsi. Sulla distesa piatta ed uniforme i suoi occhi si riflessero evocando il colore delle ferite sul cadavere d' un guerriero, e l' uomo s' avvicinò a cercare quanto gli era stato promesso. L' oro. La ricchezza, il potere. Lo scrigno mostrò il suo magico contenuto: monili antichi nel prezioso metallo color del sole, ed altri in metalli più rari ed introvabili ancora, l' argento della luna racchiudeva diamanti dal brillio simili a stelle, e perle proveniente dai mari più profondi e dai fiumi più impetuosi. Gemme multicolori erano sparse disordinatamente, eredità della pietra sepolta, o incastonate in gioielli che nelle loro forme riproducevano fiori, o frutti, o minuscoli oggetti il cui significato era ben noto all' uomo che, sempre più avido, li scrutava. Ma ancora mancava quanto veramente voleva. La gemma dal colore dei prati e delle foglie d' estate, trasparente come l' acqua e profonda come la notte : lo smeraldo, quello era il simbolo inconfutabile del potere assoluto nell' Isola di Heart. Non era insieme agli altri tesori. Scorse il suo fulgore da lontano, e poco a poco percepì i contorni dell' oggetto sul quale erano stati fissati: una statua. In marmi preziosi raffigurava una donna, con il volto inespressivo e le mani che reggevano una piccola città. Non erano bianche, ma d' una tenue tonalità rosata, mentre l' abito ed il manto tempestati di pietre preziose ricordavano tutti i colori dell' iride; in capo aveva una corona, che nascondeva il colore delle chiome. Gli smeraldi erano due, ed erano i suoi occhi, fissi, lontani. L' uomo era venuto per ottenere quell'oggetto, e tese la mano per afferrarlo, ma esso gli sfuggì, ed a nulla bastò valicare montagne e traversare mari, risalire torrenti inerpicandosi oltre le cascate, superare d' un balzo campagne intere e conquistare città che da secoli resistevano all' assedio: la bella fredda statua, con il suo prezioso valore, sempre gli sfuggiva per un soffio. Ansante, dovette fermarsi. La voce della strega mormorò minacciosa un avvertimento, ricordando la maledizione che pesava su di lui: - Bada a te, re di Swarzland, Signore della Notte: il giorno in cui si muterà in donna, sarà causa della tua morte, ed infine siederà sul tuo trono. - L' irritazione cominciò a farsi strada nell' animo di lui, perché i suoi sforzi si mostravano vani, e l' immagine di marmo pareva, nella sua immobilità ridere di lui. Guardò ancora, e scorse accanto alla magnifica statua un giovane uomo dai capelli neri, in abiti dimessi, che seduto sull' alto piedistallo di marmo, suonava quietamente una piccola arpa, senza neppure accorgersi che la bianca città in madreperla gli veniva spontaneamente offerta. Nel vedere che ad un altro veniva elargito ciò che a lui costava tanti sforzi tentare di raggiungere, l' uomo fu invaso dalla collera, e con cuore carico d' odio estrasse la spada. Subito un folto di rovi spinosi s'erse come una muraglia fra lui e l' oggetto tanto agognato, ma la statua con il giovane suonatore erano in alto e restarono più che visibili. Con furia cieca ed ossessiva cominciò ad abbattere i rami che si frapponevano fra lui e la visione, ma il giovane s'accorse del pericolo, e s'alzò in piedi, urtando la statua che improvvisamente si mosse, e fu viva e morbida accanto a lui, tendendogli la mano, e facendolo salire accanto a sé, incurante della città che cadde in terra frantumandosi, sprigionando scintille bianche ed accecanti. Il re fermò la sua spada, impossibilitato a vedere ancora, ma quando le scintille si quietarono, non v' erano più i rovi a sbarrargli la strada: il giovane, non più in abiti miseri, ma rivestito d' un armatura argentea e magnifica, si stagliava davanti a lui. Non aveva spada, ed il re s' accinse ad abbatterlo con la propria arma, ma il ragazzo pareva invulnerabile. La collera si fece rabbiosa ed inarrestabile: gli occhi di smeraldo, non più freddi, ora, l' implorarono di fermarsi, ma ciò non fece che accrescere la sua furia, sempre più inutile. La voce roca della strega si fece udire ancora: - Solo le Forze che hai tanto disprezzato possono aiutarti. - La ragione lottò un breve istante contro il Demone dell' Odio, che dilagò nella mente dell'uomo, ormai sopraffatta dalla violenza dell'istinto incautamente liberato. La freddezza mostrata nell'attraversare la Foresta, e nell' irridere a quelle "Forze", era ormai solo un ricordo: voleva lo smeraldo, voleva quel simbolo di potere supremo, voleva tutto quanto lo circondava. Gli spettri urlanti s'ersero dietro di lui, e non li fermò, ignorando il richiamo dell' onore, la preghiera della giovane donna, l' ammonimento del guerriero d' argento: le creature spettrali si riversarono in massa contro i due giovani che li attesero senza paura, e la loro tenacia attizzò l' odio sempre più, accendendo il desiderio della distruzione totale, della morte come sterile vittoria, del predominio assoluto su ogni emozione .... La desolazione. Restò soltanto un deserto nero, uguale in ogni direzione, senza inizio e senza fine. Non un ramo, non un essere vivente, neppure il suo cadavere, o la sua ombra. Qualcosa bruciava, nel palmo della sua mano: l' uomo l' aprì. Anneriti e resi opachi dal liquido nero che aveva tutto fagocitato, erano i due smeraldi. Rosella Rapa
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