Il Lago Fatato (1-2)

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2009-06-02

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IL LAGO FATATO


1^ parte: Astrea

Era ormai l’ora in cui il sole si levava più alto, riducendo a sottili fettine le ombre degli imponenti palazzi di Astrea, la Città Sapiente, il luogo in cui si trovavano le scuole più rinomate dell’Isola di Heart, e dove da secoli si riunivano tutti i maggiori scienziati dell’Isola, nonché i grandi esperti di diritto. Lì arrivavano studenti da tutti i più remoti angoli del paese, e anche dai paesi situati oltre i mari che la circondavano, perché le scienze non hanno confini, e sebbene la fama dell’Isola delle Regine Fatate e dei suoi abitanti avesse subito alterne fortune, la capacità e la sapienza dei suoi Dottori nelle varie Scienze antiche e moderne non era mai stata messa in discussione.

Il mezzogiorno segnava per tutti gli studenti l’inizio della vacanza, perciò, giovani e ragazze, uscivano a frotte dai severi edifici di pietra, andando allegramente incontro allo svago meritato dopo gli intensi giorni di studi. Tre graziose fanciulle, con le divise della scuola di Diritto, se n’andavano chiacchierando per la loro strada, incuranti del chiasso attorno a loro.
- Ebbene, come passerete questi due giorni di vita ? – chiese una vivace biondina, le gote rosee e paffute, con due deliziose fossette che indicavano il sorriso sempre pronto.
- A casa. – rispose una delle tre amiche, l’aria serissima, i capelli neri e ricciuti trattenuti da nastri azzurri come gli occhi. – Mio padre è venuto a prendermi, per condurmi a Stratos. –
- La strada non è lunga. – approvò la biondina. - Anch’ io vado a casa, come sempre, del resto. E’ una vera seccatura abitare ad Astrea: mai un attimo di libertà come dico io. E tu Elsa ? Tu che vivi tutta sola, che pazzie puoi fare ? –

La giovane chiamata Elsa sorrise, illuminando gli occhi verdi con pagliuzze dorate quanto i raggi del sole.
- Io devo studiare … ma mi concederò una gita fuori porta con mio fratello, credo. –
- Tu studi troppo. – la rimproverò la bionda amica. – Ma del resto sei brava, e puoi vincere il premio per il miglior studente dell’anno. Io non ci provo neppure. –
- Come mai ci tieni tanto ? – chiese perplessa la brunetta elegante. Elsa era una ragazza che non amava mettersi in mostra, e quei premi erano ambiti soprattutto dai presuntuosi e dagli arrivisti.
- Perché i nostri compagni mi hanno fatta irritare. –
Rispose Elsa, dando chiara dimostrazione del carattere volitivo e sempre ben pronto a rispondere all’offesa. Aveva anche altri motivi per cercare di essere sempre ai massimi livelli, ma non era quello il momento più opportuno per rivelarli. Le tre ragazze si salutarono, là dove la strada doveva separarle, e quella chiamata Elsa si avviò verso un quartiere povero, ma decoroso, per salire nella sua soffitta a posare i libri, ed a sfilarsi la divisa.
Il fratello sarebbe arrivato più tardi: gli lasciò un messaggio, scritto con una simbologia stravagante che soltanto loro due erano in grado di comprendere, e raccolse quanto le serviva per un frugale pranzo all‘aperto ed un pomeriggio di studio leggero. Prese un mantello prevedendo il momento in cui il sole sarebbe calato, e partì.


2^ parte: Il Rifugio segreto


Camminò tranquilla fino alle porte dell’antica città, salutando qualche conoscente di tanto in tanto; e giunta al confine trovò il consueto movimento di carri in entrata e in uscita, con i soldati tranquilli e poco fastidiosi, abituati a smaltire un gran traffico ed a vedere ben pochi malandrini, in una città dove l’unico tesoro era costituito dalle menti erudite dei suoi famosi maestri. Alcuni ragazzotti eleganti tentarono d’attrarre l’attenzione della bella studentessa, ma furono gelati da un’occhiataccia che li convinse a cercare compagnie più disponibili: Elsa trovò invece un passaggio sul carro d’un onesto mercante di vini, che ritornava alla sua fattoria con un carico di botti vuote, e non disdegnava affatto un poco di compagnia per allietare il viaggio troppo monotono. Giunti al bivio delle Tre Querce la ragazza scese, salutando educatamente il gentile conducente; ma anziché avviarsi verso il Villaggio, la giovinetta s’ inoltrò per il viottolo che s’ addentrava nel bosco di faggi.

- Fulmine ! – chiamò sottovoce quando fu ben coperta dalle piante. – Fulmine, ci sei ? –
In risposta s’ udì un nitrito ed un rumore di zoccoli scalpitanti, ed un attimo dopo apparve un magnifico destriero, candido come la neve, con la criniera e la coda che parevano brillare d’argento, e gli zoccoli che mandavano scintille dorate.
- Eccoti qui ! – esclamò la giovane abbracciando il suo magico amico, protettore e compagno di mille avventure.  – Sono impaziente di andare ! –
Il cavallo nitrì ancora, ridendo di quell’ardore giovanile, e si lasciò legare sul dorso una coperta che sostituiva la sella, il cui solo scopo era quello di potervi fissare i fagotti in cui Elsa aveva accuratamente avvolto i suoi preziosi libri, ed il semplice pranzo: né la cavallerizza né la cavalcatura avevano bisogno d’altro per correre via, e dopo un balzo che avrebbe fatto invidia ad uno scoiattolo, la giovanetta montò, ed insieme sfrecciarono via, verso boschi sempre più fitti, per sentieri conosciuti solamente ai folletti ed alle fate; ed alla loro bambina. 

Nella Foresta Incantata, Elsa da Riobasso, che nei Sette Regni chiamavano Lyra, e nei Colli Fioriti Esmeralda di Greenland, poteva addentrarsi in ogni angolo, anche nei più sperduti ed ignoti; perché quella era casa sua, il suo vero regno, la sua culla, in luogo in cui le Fate avevano cercato di non farle sentire la lontananza dalla mamma che troppo presto aveva dovuto abbandonarla.  E Fulmine, che proprio da quel regno era venuto, con il compito di scortarla attraverso battaglie troppo grandi per una bambina, ora la portava dove avrebbe potuto trovare un meritato e dolce riposo, dopo le faticose giornate passate rinchiusa nei severi palazzi di Astrea.

Soltanto le aquile ed i velocissimi falchi potevano seguire la loro corsa veloce più del vento attraverso manti erbosi e fitte boscaglie, sotto i rami altissimi di alberi secolari, o su per ripidi e scoscesi pendii impossibili da traversare per i comuni mortali; perciò, completamente ignari d’esser stati seguiti, i due amici giunsero senza sospetti alla loro meta: il Lago.
Il Lago, piccolo e raccolto, dalle acque d’un azzurro intenso come quello del cielo, in cui si specchiavano vanitosi alberi fioriti e rocce a picco, si stendeva quieto oltre una piana radura erbosa, e le onde fruscianti s’ infrangevano su una minuscola spiaggia di sabbia bianchissima, lucente di cristalli che scintillavano come gemme preziose, accarezzati dai raggi dorati del Sole.

Lyra scese, ridente; liberò Fulmine dal suo pur leggero fardello, che depose in un angolo all’ombra d’un cespuglio fitto di rose selvatiche; poi sempre ridendo e cantando felice, iniziò a sfilarsi gli abiti, rimanendo infine con indosso soltanto una leggera e corta tunica bianca, senza maniche, che gli abitanti di Greenland usavano portare sotto il loro abbigliamento, fatto di lana, pellicce e cuoio, come doveva essere per chi viveva nei pressi della gelida Montagna di Cristallo. Lyra, o Elsa, per vivere ad Astrea aveva adottato vesti assai semplici ed ordinarie; ma quella tunica era davvero degna d’una regina: bordata in oro e tessuta con fili brillanti, scintillava quasi come i preziosissimi bracciali strettamente avvinti ai suoi polsi, adorni di diamanti e gemme d’incalcolabile valore. Senza curarsi affatto dei suoi ineguagliabili e potenti tesori, Lyra abbracciò Fulmine, e poi corse felice verso le onde del Lago, che parvero farsi d’improvviso più alte, più azzurre, più profonde; e che l’ accolsero non già con un freddo brivido d’acque di monte, ma con il carezzevole e tiepido abbraccio d’un amante in trepida attesa. Fulmine l’ osservò immergersi, e risalire, salutando allegra; poi s’ avviò veloce per altri fantastici cammini; totalmente inconsapevole del Pericolo che stava nascosto nell’ombra, spiando con occhi cupi le mosse della giovane regina.
(continua)

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Rosella Rapa

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Letteratura - Fantasy
Scritto da Rosella