Il Fantasy: 9 - Il Mabinogion

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2009-06-05

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 La tradizione Gallese: Il Mabinogion 


Il Mabinogion è un’antica raccolta di testi gallesi, che ci portano direttamente nel loro mondo magico, mai separato da quello che io chiamo mortale, e non reale. Perché, per i Celti, entrambi sono reali. Veritieri.

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Il Calderone di Gundestrup, manufatto celtico della fine del II secolo a.C. conservato presso il Museo Nazionale di Copenaghen.
Foto tratta da Wikipedia, e migliorata da una loro grafica, Malene Thyssen,
http://commons.wikimedia.org/wiki/User:Malene


Il primo racconto inizia proprio con un’avventura nell’oltretomba, l’Annwn, che vede protagonista Pwyll, un principe gallese, che compirà gesta guerriere per conto del re stesso dell’Annwun, del quale assume le fattezze. Il racconto poi vira bruscamente e la protagonista diventa Riannon, una donna che ha deciso di sposare Pwyll. Gli compare innanzi, per la prima volta, su una collina magica, cavalcando un cavallo magico, e magico è il suo sacco, l’unico elemento che ha bisogno di una formula specifica per mostrare la sua magia. Anche il loro figlio, Prydery, subirà magie senza avvedersene. Questa storia ha un lieto fine: la famiglia riunita avrà pace e prosperità. Molto importante è la figura di Riannon, antica divinità celtica, accettata persino dai romani, con il nome di Epona.

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Cosa c’è di più Fantasy? Passaggi nell’oltretomba, cavalli magici, sparizioni e riapparizioni altrettanto magiche: tutto senza alcuna veste di surreale, o di onirico.


Morto Pwyll, Prydery e Riannon compaiono in un altro racconto, i cui magia e realtà, Annwn e mondo mortale si fondono nuovamente. Prigionieri di un incantesimo, saranno infine liberati da un vescovo (direi un druido, eliminando l’interpolazione cristiana) insieme ai legittimi consorti.


Non posso riassumervi tutti i racconti del Mabinogion in questo breve articolo: posso solo indicarvelo come una delle migliori trasposizioni dei miti celtici, trasformati in racconti magici, o leggende, per salvarli dall’oblio. Vi si trovano riferimenti alle loro antiche divinità, ai loro culti.  Per esempio, il taglio della testa, che a noi può sembrare macabro, era in realtà un omaggio al valore del guerriero: il corpo non aveva importanza, ma la testa doveva avere degna cerimonia, per l’amico come per il nemico. Aveva anche un potere magico, difensivo, contro attacchi nemici: questo tema non sarà ripreso dai moderni scrittori, non facilmente.


Ho ignorato volutamente i racconti che si ricollegano al ciclo Arturiano: li riprenderò in seguito.


Il libro si può trovare: vi invito a leggerlo, per conoscere un popolo quasi dimenticato e i loro miti, che tanto ci hanno lasciato. Ma dovete leggerlo con mente aperta, accettando una cultura che potrebbe farvi anche impressione. In particolare, i concetti di Bene/Male, Luce/Buio, Giustizia, Matrimonio, sono spesso diversi da quelli presenti nella nostra tradizione. E una degna morte può essere un lieto fine.


I Celti vivono in un mondo magico, sempre. Io sono come loro: ecco perché li considero miei progenitori.

Perché questo, gentili lettori, è il FANTASY.


Gwendydd (Rosella Rapa)


Nota

Per approfondimenti sui temi di questo articolo, potete consultare:

- Wikipedia, l’Enciclopedia Libera, sotto la voce “Mabinogion” e sfruttare tutti i richiami ipertestuali.
- Il testo di G.Agrati - M. L. Magini, “I racconti gallesi del Mabinogion”, Mondadori, Milano, 1982

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Scritto da Rosella