Il Ciclo Arturiano Classico: Da Geoffrey of Monmouth a sir Thomas Malory Per chi ha speso anni nel tentativo di ricostruire, con successo, la figura storica di Arthur di Britannia, inserirlo in una storia del Fantasy può sembrare un controsenso: eppure, come recita uno spot “la Storia divenne Leggenda, e la Leggenda divenne Mito”. Ecco perché nacque il Ciclo Arturiano Classico.
.  Stonehenge, il monumento più importante legato al ciclo Arturiano
Si tratta di un vero e proprio mito, creato in tempi più vicini a noi. Creato in Europa, da scrittori Europei. E’, in effetti, il NOSTRO moderno moto Europeo, intramontabile, ancor oggi. Attraverso le peripezie dei “secoli bui”, nell’alto medioevo, approda alla letteratura vera e propria dopo l’anno mille, e in pochi secoli gli scrittori riusciranno non solo ad espandere il mito in maniera assoluta, totale; ma anche a dettare le vere e proprie regole dell’ambiente Fantasy Classico: cavalieri erranti, castelli favolosi o perigliosi, damigelle affascinanti, amore, dovere, lealtà, pericoli estremi, mostri, incantesimi, fate, streghe, maghi, veggenti, creature dei boschi… il tutto, sempre “alla corte di Artù”, il Grande Re.
In letteratura, il “classico” Re Artù nasce in Galles, intorno al 1135, con l’opera di uno storico piuttosto “fantasioso”, Geoffrey Arthur of Monmouth; e terminerà in Inghilterra, nel 1484, con un poema scritto da un vero cavaliere, Sir Thomas Malory, imprigionato nel corso della guerra delle due rose. Tra questi due estremi, continuerà in Francia, principalmente per opera del grande Crétien de Troyes, in Germania, soprattutto con Parsifal, ed in seguito dilagherà per tutta Europa, dall’Italia alla penisola scandinava, con così tanti autori, importantissimi, che diventa quasi impossibile citarli tutti.
.  La Britannia ai tempi di Artù
Geoffrey, nella sua “Storia dei re di Britannia”, dedica ad Arthur pagine notevoli: in particolare la descrizione della sua splendida corte, e della sua regina. Introduce alcuni elementi che saranno fondamentali per lo sviluppo del mito: la spada miracolosamente estratta dall’incudine, la tavola rotonda, la liberazione della Britannia dai Sassoni, e la tragica fine dovuta al tradimento del nipote. Geoffrey ci parla anche di Merlino, chiamato profeta, non mago, e collocato marginalmente rispetto alla corte di Arthur. La preoccupazione costante del nostro storico, sembra essere quella di adattare le leggende gallesi, che dimostra di conoscere assai bene, alle necessità del suo tempo, in particolare alla legittimazione, da parte di popolo e chiese, di una dinastia di sovrani che pretendeva di far risalire i propri antenati sino ad Arthur.
.  Merlino fanciullo PROFETA dell’usurpatore Vortigern
Sir Thomas, centinaia di anni dopo, non ha più di queste preoccupazioni. Inizia il suo lavoro per vincere la noia, cercando di riordinare tutto ciò che poteva conoscere sulle vicende del grande re e dei suoi Cavalieri, eliminando gli svarioni più palesi, e dividendo la sua opera in cinque volumi abbastanza differenti tra loro; l’ultimo “La morte d’Arthur” dà il titolo a tutta l’opera. Per sir Thomas non è affatto un problema parlare di maghi, streghe, fate, folletti, prodigi, senza invocare troppi vescovi e senza porsi alcun problema pseudo-religioso.
Geoffrey scrive in latino, e vuol dimostrare la vera esistenza di Arthur, sir Thomas scrive in Inglese antico, ed è già convinto che si tratti di un mito. Perché insisto tanto con alcune parole, che ho evidenziato in grassetto? Perché qui siamo nel regno della pura fantasia, dell’immaginazione, dell’invenzione senza limiti. Una statua di Artù in bronzo con visiera alzata e scudo
E’ davvero tanto importante? Assolutamente. Tanto importante da doverne parlare in ambiti separati. Il ciclo classico ci colloca in un medioevo immaginario, mai esistito, parla di personaggi leggendari, nati in tutti i luoghi del mondo allora conosciuto, Africa compresa. Ogni leggenda che nel corso del medioevo fu narrata e trascritta venne letteralmente “assorbita” dal ciclo arturiano, trasformandolo in un vero e proprio pandemonio di avventure, svolte in tempi incongruenti tra di loro, e da personaggi che non potevano mai essersi visti, perché nati in luoghi lontanissimi, nel tempo, come nello spazio. Il ciclo arturiano subì anche l’influenza del periodo storico, (parliamo di 300 anni molto turbolenti) tanto che alcuni personaggi, e anche alcuni elementi originari, ne risultarono stravolti. Non è mia intenzione dibattere in questa sede su ciò che era veramente legato alle leggende arturiane pre-esistenti, e ciò che viene chiamato “spurio”, cioè introdotto successivamente, talvolta non per puro diletto o creazione artistica, ma per ragioni politiche.
A me interessa soprattutto che, per generazioni e generazioni, la figura del Grande Re Artù fece da centro per la costruzione Fantasy più ricca e variegata che si sia mai vista, capace di rivaleggiare con le più antiche e complesse mitologie nordiche e mediterranee; ma con una profonda differenza: la cognizione dello scrittore. Chiunque aggiunse una parte alla costruzione principale, sapeva perfettamente che stava entrando in un regno fantastico, dove poteva raccontare una storia, una leggenda, esprimendo al massimo la propria inventiva e la propria capacità letteraria. Artù: rex quondam, rexque futurus. Re per sempre: il Re del FANTASY. . Gwendydd (Rosella Rapa) . |