Infinite Sfumature di Grigio - Capitolo 1

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2009-09-04

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 Infinite Sfumature di Grigio - Capitolo 1


Questa è la mia storia. Una storia con pochi eventi, giacché non fui mai io a muovermi verso di essa, ma fu il Mondo ad entrare violentemente nella mia esistenza.

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Quando i terreni sulla collina furono messi in vendita, mia madre fece una delle sue solite pazzie: per un pezzo di pane acquistò un intero albergo, un Hotel di gran lusso, fallito e abbandonato da anni. Mio padre si mise le mani nei capelli; ma lei era piena di talento, di idee, d’inventiva. L’edificio non era affatto in rovina: era solo ridicolo, con il suo aspetto d’antico tempio greco, circondato da scalinate, colonne con capitelli riccamente decorati, e un porticato con un enorme frontone, il cui fregio era stato sostituito da una ampia vetrata che illuminava il salone dei pranzi di gala. Da lì, la vista correva sul vasto giardino antistante, decorato con statue d’un candore abbagliante, e fontane dai riflessi argentei. Poi il panorama si apriva sulla magnifica vallata ricca di verde, come le colline circostanti, donando ad ogni mutar di stagione quadri degni dei più grandi paesaggisti.

 L’interno dell’albergo era altrettanto eccentrico e sfarzoso: mia madre trasformò gli androni in museo, le camere in appartamenti, e chiamò a vivere con noi fratelli, sorelle, cognati, zii, nonni, amici, parenti ricchi e poveri, lasciando qualche camera libera per dei Bed&Breakfast. Gli invitati arrivavano storcendo il naso, e si fermavano entusiasti. Tutti, con le loro capacità troppe volte represse, contribuirono a rendere la villa-museo sempre più bella, completa, e ricca.

Tutto questo accadde prima della mia nascita. Io trascorsi lì la mia infanzia, con tanti cugini, amici, e un prato tutto per noi, dove le altalene giocavano ridendo con le antiche dee. Nel prato vivevano insieme orchidee, papaveri e margherite, insieme a piante esotiche: un vero giardino botanico. A noi ragazzi poco interessava, preferivamo sporgerci dai balconi bianchi per ammirare la pianura sottostante, e le ridenti colline punteggiate da casette bianche, o colorate, o color mattone. Molte erano fattorie: potevamo osservare gli alberi da frutto colorarsi a primavera di bianco e rosa, come nelle poesie che la nonna ci leggeva la sera; d’estate, invece, il grano mandava il suo colore a sfidare il sole splendente.

Sembrava il paradiso perduto, l’Antica età dell’oro.
Per noi tutti, fu, senza dubbio, la vera età dell’oro.


Rosella Rapa

 

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Letteratura - Racconti
Scritto da Rosella Rapa