Le Indie Nere

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2009-12-02

 

 Dalla mia Biblioteca: “Fantascienza d’altri tempi”

 

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Titolo:  LE INDIE NERE
Autore: Jules Verne
ISBN  N.A.
Editore Arnoldo Mondadori  (collana Oscar Mondadori)
Prezzo 600 lire - Pagine 225
Illustrazioni: riproduzione delle incisioni originali
Pubblicazione 1971
Genere: Fantascienza
Prima pubblicazione 1877

 

No, nessun errore. Il libro che ho appena letto ha davvero quasi cinquant’anni, e veniva riproposto quasi un secolo dopo la sua prima pubblicazione, a un prezzo che corrisponde a meno di 30 €cent. E oggi? Niente paura, di tanto in tanto viene riproposto, e una domanda sorge spontanea: perché così di rado? Ha forse qualcosa che non va? Assolutamente no. I romanzi più famosi di Jules Verne (20.000 Leghe sotto i Mari, l’Isola Misteriosa, Viaggio al Centro della Terra, Il Giro del Mondo in 80 giorni) sono universalmente noti, proposti spesso in edizioni per ragazzi, trasformati in fumetti, in film, in cartoons. Invenzioni quali il sottomarino del Capitano Nemo lo collocano a buon diritto tra gli scrittori di fantascienza, la sua capacità di affascinare ne fa uno dei più grandi scrittori d’avventure di tutti i tempi. Eppure, moltissimi dei suoi lavori sono difficili da trovare, vanno scoperti titolo per titolo e cercati con tenacia. “Le Indie Nere” è uno di questi.  “Le Indie Nere” sono il nome che i Britannici davano alle loro miniere di carbone, nel periodo in cui questo combustibile era prezioso più dell’oro, vale a dire durante il corso di tutta la prima rivoluzione industriale. Il romanzo inizia con un interrogativo quanto mai attuale, (anche se oggi abbiamo fatto l’abitudine ad un altro combustibile fossile): quando si esaurirà?  Parlando al passato, ed immaginando un ipotetico futuro, Jules ci presenta subito lo scenario vagamente apocalittico di una miniera scozzese sfruttata fino all’ultimo grammo di carbone; idealizzando la vita del minatore, s’inventa uno strano tipo di uomo “moderno”, affrancato dalle necessità e dagli imprevisti della vita agricola, così legato alle proprie abitudini industriali, da non voler abbandonare le profondità del sottosuolo, della “sua” miniera,  arrivando a viverci permanentemente, in una vera casa. La sua tenacia lo porterà a scoprire un nuovo giacimento, tale da permettere l’insediamento di una intera città: Coal City, che diviene anche famosa attrazione turistica. Eppure, sin dall’inizio del libro, un pericolo costante la minaccia…


Con la sua particolare ed unica capacità narrativa, Verne unisce avventura e immaginazione, partendo da dati assolutamente scientifici per poi spaziare nel mistero, nell’impossibile, nell’assurdo: con una facilità ed una sobrietà tali da far apparire il tutto quasi possibile, anzi certamente possibile nel “suo” immediato futuro. Siamo nel campo della Fantascienza? Certamente sì: fate, spiritelli, folletti, demoni malvagi, tanto cari al Fantasy moderno, sono liquidati come “superstizione”. Jules abbraccia in pieno l’entusiasmo positivistico convinto che la scienza e il progresso siano, se ben usate, i mezzi per rendere migliore la vita dell’uomo. Tuttavia, le mirabili descrizioni dei paesaggi scozzesi (che io rammento bene, avendoli visitati pochi anni or sono), gli accenni alla storia, i riferimenti a sir Walter Scott e ai suoi romanzi, le passeggiate in Edimburgo, ci portano a pensare che Jules preferisca di gran lunga vivere nel “suo” tempo e nel “suo” mondo, all’aria aperta. Questa considerazione nulla toglie alla validità della sua Fantascienza: semmai invita a riflettere. Come tanti altri scrittori capaci di immaginare il futuro, Jules ci mette in guardia contro l’ossessione che può derivare dal perseguirlo in malo modo, ma a differenza degli scrittori del secolo a lui successivo, e per noi già trascorso, non c’è pessimismo incombente, ed il trionfo sarà sempre del bene sul male.  L’introduzione del mio vecchio volume oggi fa quasi ridere, soprattutto quando cerca di trovare profondi significati filosofici nelle opere di un autore che scriveva per far divertire e appassionare, in un epoca senza TV e senza radio. Jules non era certamente uno sciocco, e le sue convinzioni, le sue riflessioni, sono effettivamente profonde e non banali; tuttavia, a mio parere, vanno lasciate nell’ambito della saggistica sulla sua “opera omnia”, ed i romanzi vanno letti singolarmente per quello che sono: “Viaggi Straordinari”, come Jules stesso li definì, insieme al suo editore.


Vi ho parlato brevemente di uno di questi viaggi: ve ne sono moltissimi altri da scoprire. Vi invito a farlo, naturalmente, per scoprire un mondo Fantastico e Fantasioso, che merita di non essere dimenticato.
Buona lettura, dunque.

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Rosella Rapa

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Scritto da Rosella