Infinite Sfumature di Grigio - Capitolo 22

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2010-02-03

 
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La Fuga
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Iniziai sbarrando la porta, quella vera.
Non erano mai state rimosse le protezioni interne, accuratamente nascoste da chi aveva progettato il rifugio, e non fu difficile chiudere ermeticamente il portoncino, la porta a vetri sopra la scalinata, la botola che immetteva nel sotterraneo, e le finestre, in tutte le stanze. Presi uno zaino militare e lo riempii con tutte le scorte senza scadenza che ero riuscita ad accumulare, comprese le mie bottiglie di acqua distillata.
  
Uscendo dalla cucina, dove ormai piatti grigi di plastica avevano sostituito i bei servizi di porcellane antiche che erano serviti a far andare fuori di testa la spia, barricai anche la porta della camera da letto. In una vecchia valigia di cuoio infilai tutti i miei abiti nuovi, comprese le scarpe, le borsette, e i gioielli.  Se mai qualcuno fosse riuscito ad entrare, doveva pensare che fossi partita.  Infine, raggiunsi, dietro a mobili e tende coperti da lenzuola grigie, una porta nascosta nel muro: aveva una combinazione tipo cassaforte, non una chiave, perfettamente funzionante. Feci le manovre giuste, ed entrai.
Dietro c’era un’altra stanza, che avrebbe dovuto far parte, in origine, del mio appartamento, e dietro ancora, protetta da altre porte a cassaforte, qualcosa che fin dall’inizio era stato segnato su ogni piantina come solido cemento armato: invece era un sotterraneo, un rifugio, dove avrebbero potuto trovare riparo decine di persone.
           
Dimenticato dopo i primi anni di guerra, era diventato il mio magazzino dei ricordi: attraversai secoli di Storia, testimoniati da infinite collezioni: mobili antichi, un pianoforte a coda, due a parete, un clavicembalo, chitarre, un apparecchio televisivo chiuso in un mobile ed un gigantesco schermo al plasma, computer di tutte le epoche, macchina per cucire, per lavare, per scrivere, un plastico enorme con trenini elettrici di ogni epoca per ricordare le antiche ferrovie, modellini di aerei, di auto; tre auto vere, di epoche differenti, stipate con collezioni di francobolli, cartoline, fotografie e macchine per produrle; quadri di artisti un tempo famosi e stampe di calendari, gioielli in pietre rare e bigiotterie d’ogni paese antico, manichini con ancora indosso abiti di tutti i secoli conosciuti, giacenti come morti nelle posizioni più assurde, telefoni, una intera stazione telegrafica, anch’essa stipata da scatole e da libri: libri libri libri, erano dappertutto.
      
Libri illustrati, libri antichi, libri per ragazzi, testi scolastici: tutto, tutto, tutto ciò che era appartenuto alla mia famiglia, o al vecchio albergo, era conservato, in attesa di tempi migliori. Banchi di scuola, in legno, con il foro per il calamaio, astucci contenenti penne per scrivere, dalle antiche piume ai lapis colorati, alle penne inesauribili. Diari, album di ricordi; tutta la storia della mia famiglia era li: da qualche parte abbandonai la valigia piena di quegli orrendi abiti grigi, e, procedendo ansante con il pesante zaino sulle spalle, aprii altre porte a combinazione e mi ritrovai infine… nell’appartamento di mia madre. 
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…. Continua…
    
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Rosella Rapa

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Letteratura - Racconti
Scritto da Rosella