| . . Il Castello Maledetto - 6^ Puntata . . Il duca Ferdinando avrebbe dovuto portare impressi entro di sé secoli di deliberate crudeltà dinastiche, unite ad un sapiente cinismo, messo alla prova in entrambe le metà dell'Isola di Heart: ma i suoi occhi si rifiutarono di guardare oltre, e si chiusero su un nero oscillante chiazzato di macchie ancor più scure, mentre le ginocchia si piegarono senza che la sua volontà fosse in grado di trattenerle. Intuì appena d'essere afferrato da braccia robuste che lo spostarono di peso al di là dell'Abisso, per appoggiarlo alla pietra durissima e fredda, lungo la quale si lasciò scivolare, fino a sentire il suolo sotto le cosce e le palme delle mani; un tocco freddo nell'umidità perenne che gli impregnò gli abiti ed i pensieri, senza riuscire a svegliarlo. Serrò gli occhi, senza osare riaprirli, seguendo le immagini balzellanti di uno stormo di gabbiani impazziti, in un cielo troppo blu, e carico di nubi, oltre una spiaggia sassosa. Tra le strida scomposte udì la voce del Signore della Notte impartire un ordine spietato. . - Uccideteli. Tutti. – . - Ucciderli ? - mormorò Lorrain. - Tutti i prigionieri ? – . L'ira furibonda del suo nuovo padrone non lasciava possibilità di scampo. . - Cosa ti succede, non ne sei capace? Tagliateli la gola, o spaccateli il cuore, come vi pare; poi gettateli nel fiume di fuoco. Se te ne manca il coraggio, lo farò da solo, ma cominciando a liberarmi di te ! – . - Sì, signore.- . Balbettò il Guercio, ed i suoi accoliti non osarono fiatare, accingendosi ad eseguire quanto veniva loro ordinato. Soffocando ogni sentimento, ogni sensazione, ogni pensiero; Enrico di Swarzland afferrò brutalmente per la giubba il duca Ferdinando, trascinandolo sulle scale ripide in compagnia dei suoi gabbiani, e della spiaggia deserta. Giunse infine al grande salone, dove s'attendeva di rivedere il corpo trafitto del vecchio re; ma non c'era. La grande macchia rossa, il manto reale, il fodero antico della spada degli Elfi erano lì, ma il Demone era scomparso. La sua risata agghiacciante riecheggiò tra le volte antiche, e per tutta risposta i pannelli del camino, le fiaccole polverose, e la grande chiazza vermiglia s'accesero insieme illuminando l'antro dei re per la prima volta in vent'anni, alzando le fiamme fino ai pertugi più nascosti del soffitto. Le pesanti tavole annerite che oscuravano le finestre caddero al suolo, incendiandosi a loro volta; e mentre il fuoco consumava gli ultimi resti del Demone di Tenebra ormai trapassato, s'udì per l'ultima volta la sua macabra, crudele risata superare i gemiti e le grida d'angoscia delle sue innumerevoli vittime. . . Il Signore della Notte non poteva fare altro, e restò impotente ad ascoltare quelle urla che avrebbero terrorizzato gli abitanti di Swarzland ancora per anni e anni dopo la loro fine, ed ebbero invece il potere di scuotere il duca Ferdinando dalla sua allucinazione, facendolo tornare completamente in sé. . - Andiamocene. – . Dichiarò Genserico, con l'intenzione di avviarsi oltre i battenti ferrati dell'ingresso, ma il suo compagno lo fermò. . - La fuga sarebbe inutile : qualunque cosa tu faccia, non riuscirai a scrollarti di dosso quest'eredità, perciò tanto vale accettarla. Il castello, il suo tesoro intoccabile ... e le Terre dell'Ovest. – . - Stai vaneggiando, o credi sia il momento delle tue burle idiote? - l'insultò senza mezzi termini il Signore della Notte, poco propenso a trovarlo divertente. - Cosa vorresti, tornare ad essere un duca? – . - Forse. - Replicò calmissimo Ferdinando. - O forse voglio fingere d'avere infine la mia vendetta. – . La sua imperturbabile flemma contagiò il Signore della Notte, che conosceva troppo bene il suo compagno, per crederlo scevro dal desiderio di rivalsa. . - Vuoi che lo tenga? E va bene ! – . . ... ... Continua … ... . Rosella Rapa
. Tratto da “Draghi & Computer” Per gentile concessione di Excogita Editrice, Milano . |