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Reincarnazione (7)-1

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2014-06-02

REINCARNAZIONE (7)- 1
SHANTI DEVI
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Shanti Devi -
nata il (1926)? -  04/06/2009
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La storia di Shanti Devi è una delle più straordinarie che si raccolgono nella casistica del fenomeno della reincarnazione. Ed è una delle più sicure in cui si ravvisa il fenomeno della trasmigrazione della personalità da un soggetto defunto a un nuovo essere vivente. Lo garantiscono, se possiamo usare questo verbo, tante cose, coincidenze fantastiche, ricordi, testimonianze, confronti, e quant'altro si possa pensare.Caratteristiche ed elementi che sono determinanti e fondamentali, nella individuazione del fenomeno. Questi elementi sono stati studiati a lungo e a fondo del grande scienziato da molti professori universitari, ma più di tutti ad essi dedicò una vita intera Ian Stevenson un biochimico canadese dell' Università di Virginia. Di Stevenson parleremo a lungo quando presenteremo alcuni dei suoi venti casi a sostegno della reincarnazione.
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Inutile dire che il caso fece il giro del mondo; si interessarono alla signora Shanti giornalisti della carta stampata e delle televisioni, e alla sua storia furono dedicati moltissimi libri, tanto era inverosimile.
Verso la metà degli anni 50 del secolo scorso uno studioso occidentale, il prof. Sture Lonnerstrand, svedese, venne a sapere del fenomeno che ormai rimbalzava da per tutto e decise di recarsi in India a vedere di persona, e rendersi conto della cosa.
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Sture Lonnerstrand 1919-1999
Svedese, esperto in storia greco latino ebraico e sanscrito
Giornalista e scrittore, autore di poesie e romanzi.
Ebbe il premio Novel Publishers Bonnier nell'anno 1954
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Partì da Lund dove aveva la cattedra di medicina e psicologia presso la locale Università e si recò a Delhi. Nei suoi lungi studi presso varie università svedesi lo scrittore si interessò anche a pratiche indiane e ne approfondì molto anche la cultura, - grazie anche alla sua conoscenza della lingua sanscrita - specialmente per quanto attiene alle varie religioni di quella terra lontana e alle pratiche yoga, cui spesso si sottometteva per provarne le sensazioni e verificarne le conseguenze sulla mente e sul corpo. Al ritorno scrisse vari libri sul fenomeno che aveva avuto modo di studiare di persona, ma prima di essi scrisse infiniti articoli che furono pubblicati e tradotti in tutte le lingue del mondo.
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  il libro dal titolo
  Il ritorno diShanti Devi            il libro dal titolo
  Un caso straordinario              "Ho vissuto prima"
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Tanto assidua fu la frequentazione dello scrittore con la signora Devi, che questa nel 1957 lo fece "unico rappresentante di lei" nel mondo, e lo designò "l'unico che poteva distribuire gli scritti sulla sua vita in tutto il mondo, perché solo a lui affidava tutta la sua storia, godendo quella persona in maniera assoluta della sua più grande fiducia."
Va da sé che le conclusione cui giunse lo scrittore fu questa:
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inconfutabilmente il caso di Shanti Devi
costituisce una prova esauriente
a favore della reincarnazione

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Veniamo adesso a
SHANTI DEVI.
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Non abbiamo la data di nascita precisa di questa signora, si dice che l'anno fosse il 1926, e questo perché cominciò a narrare di cose strane intorno a una sua precedente vita quando aveva quattro anni, (e devo far notare - come dicono le cronache che riguardano il suo caso, che fino ad allora è stata una bambina taciturna, tanto che si pensava che fosse muta - e si era allora nel 1930; sappiamo invece che morì forse nel dicembre del 1987. Quindi parliamo di un soggetto molto vicino a noi.
Devi nacque dal padre (attuale) signor Rang Bahadur, a Delhi, in India. Quando prese a parlare, e a parlare anche con una certa frequenza - aveva, ripetiamo, quattro anni - prese a raccontare di sé cose strane stranissime, sui suoi vestiti, ad esempio, sulla sua casa, su suo marito. E che era una persona che "suo marito" commerciava in stoffe.
Fantasie di bambini, pensavano i genitori; quale ragazzino a quella età non mette in moto la sua fantasia per crearsi compagni immaginari, giochi di fantasia, e vestiti colorati e "giochiamo a papà e mamma, io sono la mamma e tu sei il papà" e non le diedero importanza più di tanto.
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Una volta chiese alla mamma
(traiamo l'avvenimento da un resoconto dello scrittore sopra nominato, il prof. Sture Lonnerstrand):
… mamma dove hai messo il quadro con l'immagine di Krishna?
Quel quadro non era mai stato là in casa di Shanti, e la madre si meraviglia non poco. Poi si scoprì che esso era stato e stava, in effetti, nell'altra casa, quella dove la ragazzina era vissuta con un altro nome e presso un'altra famiglia.
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I genitori della bambina notavano infatti come la piccola cercasse sempre qualcosa fissando una parete; cercava in effetti quell'oggetto di devozione cui pensava spesso in questa casa attuale. Ma oltre a questa sua immaginazione, la piccola ne aveva in continuazione, ma i genitori non ci facevano caso, almeno per i primi tempi, catalogando la cosa come propria dei bambini di quell'età.
La bimba continuava con particolari sempre più precisi su quella vita immaginaria che stava loro raccontando. Pur senza fare nomi, - tanto meno quello del marito - ché non era ortodosso che una donna indu potesse nominare il nome del consorte davanti a sconosciuti; però disse che abitava a Muttra (Muttra distava circa centoventi chilometri da Delhi).
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Solo in un secondo momento dette nomi e cognomi, e parlò del marito.
Avvenne infatti che un suo lontano zio, Bishan Chand, che faceva il maestro e insegnava a una scuola della città, venne a sapere di queste fantasticherie della ragazzina, e con parole adatte le promise che si sarebbe recato a Muttra per parlare là col marito, ma doveva sapere come si chiamava e dove abitava, se no, come avrebbe potuto fare?
Fu così  che dette nomi e cognomi precisi: la sua famiglia era Choban, suo marito viveva a Muttra, aggiunse che avevano tre figli, e specificò che era morta a un mese dopo la nascita del terzo figlio, mentre era in puerperio.
E riferendosi a se stessa parlava di Chaubine. E diceva che era molto bella, e si chiamava Lugdi Devy. Suo marito era: Pandit Kedar Nath Chaubey, e faceva il commerciante. E che da lui ebbe un figlio.
L'insegnante ne parlò col preside, si misero in contatto col signor Kadar, cui raccontarono tutto quello che la bimba aveva narrato. Ed ebbero conferma della verità su tutto, compresi i particolari.
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Rimasero d'accordo che il signor Kedar avrebbe parlato con un suo cugino, tale Kanji Mal, che lavorava come impiegato appunto a Delhi, per pregarlo di andare a trovare la famiglia di Shanti. Ciò che fece.
I genitori di Shanti per l'occasione organizzarono una riunione di famiglia, cui invitarono anche questo cugino di quel "presunto lontano marito della loro figlioletta". Grande (ma a ben vedere non tanto, poi) fu la sorpresa quando la ragazzina, come vide quel suo parente di Muttra, lo riconobbe immediatamente e prese a discorrere con lui del più e del meno, chiese come andavano gli affari di suo marito, del negozio, degli amici di là, e di altro.
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Parlarono della famiglia del marito, riconobbe in quel signore il cugino più giovane del marito (vero).
…e  lo chiamò col suo nome, il marito: Kadar Nath. (vero)
E che suo marito aveva un solo fratello, e che era più grande di lui. (vero)
E suo suocero? Viveva ancora? quando lei era là, viveva… mi farebbe piacere rivederlo…
Ricordo il negozio di frutta e verdura davanti la nostro c'è ancora? (vero)
E che la sua casa era dipinta di giallo, (vero, ma adesso era stata ridipinta di bianco)
… aveva porte ad arco, (vero)
… e aveva anche un bel giardino che lei teneva sempre ben curato (vero)
… e per questo era sempre fiorito; tanto che la pianta grande di buganvillea formava una copertura di tutta la costruzione (vero).
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una fotografia di Shanti Devi giovane
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Tra parole e gesti e interpretazione dei genitori che conoscevano bene la bambina, si poté appurare bene (per quanto si sforzasse non parlava benissimo, aveva pur sempre appena quattro anni) tutto quello che raccontava alla presenza di tutti quei parenti. I fatti, i modi di vita di "quell'altra vita" erano talmente precisi da strabiliare chi ascoltava, e di più il cugino venuto da lontano.
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E che la sera si mettevano seduti sul patio, a vedere giocare il loro bambino piccolo… (vero)
… sul pavimento di piastrelle… (vero).
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Come giustificare tutti questi ricordi in una piccola ragazzina, per cose che non poteva conoscere nella maniera più assoluta, e che non potevano nemmeno essere frutto di immaginazione (che sì, è propria dei bambini quando giocano, ma…).
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Passarono alcuni anni; Shanti raggiunse l'età di nove anni,. ma durante tutto il tempo tra le due età non aveva mai smesso di raccontare di quella vita dando altri particolari, che intanto venivano annotati e dai genitori e da tutti i giornalisti che si accalcavano alla casa della famiglia, alla ricerca sempre di novità sul caso.
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Intanto va detto che i contatti col signor Kadar Nath rimasero in piedi e le informazioni tra le due famiglie venivano continuamente scambiate. Fin'a che un giorno il signor Kadar, presunto fino allora marito della ragazzina, decise di andare a trovare la famiglia di Shanti a Delhi. Ciò che fece. E portò per l'occasione con sé anche il figlio che aveva dieci anni, e lo accompagnava anche l'attuale sua seconda moglie.
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Shanti al vederli arrivare non attese che le presentassero quelle persone ai presenti sconosciute, ma si diresse con sicurezza verso quello che era stato suo marito, lo riconobbe, lo salutò e lo abbracciò. E scoppiò in lacrime per la commozione. Poi abbracciò anche il (presente) figlio decenne.
Con la famiglia del signor Kadar andò a Dheli anche il cugino che già aveva conosciuto la bambina, che fece un po' da conduttore, come si dice in termine televisivo, tra le due famiglie presenti. Faceva domande, aspettava risposte, cercava insomma di tenere i rapporti nella maniera migliore, e nel fare ciò tentava in qualche modo, di tanto in tanto di sviare le dichiarazioni di Shanti.
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Ad esempio parlando ancora della casa, come abbiamo riferito anche più sopra, se ne uscì dicendo che … quella bella casa bianca…
Adesso, sarà pure bianca, obiettò la bambina, ma quando c'ero io era gialla.
Si parlò della strada per giungere alla casa (bianca), dicendo anche cose inesatte per mettere alla prova la bambina, ed ella corresse sempre ogni cosa, riportando la verità dei fatti.
Shanti si comportò con quel ragazzino di dieci anni, lei ne aveva, ripetiamo, uno di meno, come una madre affettuosa usa fare verso un figlio che ama. Descrisse nei minimi particolari il tragitto per arrivare alla casa e anche il tragitto più breve, una scorciatoia che usavano quello di casa.
Il signor Kedar, davanti a tanta sicurezza della bambina fece anche lui domande su cose anche intime, e dovette constatare che le risposte che aveva indietro erano precise; e rispondevano al vero. Si parlò di tante cose (e fatto ancora più strano, nel dialetto della zona di Muttra; dialetto che Shanti non conosceva affatto, ma che si trovò a parlare correntemente)
Il nome della moglie di allora, ella rispose che il nome era Lugdi, era nata il 18 gennaio 1902. (vero)
Ho avuto un figlio, e sono morta dieci giorno dopo la nascita di lui; era l'anno 1925. Ricordo anche le date, nacqui il 25 settembre e morii il 4 ottobre. (vero)
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fine 7-1
marcello de santis

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Parapsicologia - Articoli di Parapsicologia
Scritto da Marcello De Santis