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Reincarnazione (10)

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2015-06-04

 REINCARNAZIONE (10)
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Vediamo allora di illustrare qualche caso da lui studiato e catalogato nel libro di Jan Stevenson, Reincarnazione, 20 casi a sostegno.
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IMAD
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E' l'anno 1962,  quando il professore viene a conoscenza di questo fatto.
Riguardava un ragazzo di nome Imad, appunto, che non faceva che rievocare avvenimenti e persone di una sua esistenza precedente.
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Ecco i fatti.
Imad Elavar era un  ragazzo libanese. Era nato nel 1958. Aveva solo due anni quando prese a narrare di aver vissuto una vita precedente a quella attuale. Descrivendo fin nei minimi particolari fatti e persone di quella vita.Tutto nacque così: faceva spesso due nomi che in famiglia nessuno conosceva: Jamile e Mahmoud. Gli veniva chiesto allora chi fossero, che cosa significassero. Un giorno disse che c'era stato un incidente di macchina, un ragazzo era finito sotto le ruote di una vettura e avevano dovuto amputargli tutt'e due le gambe. Aveva sofferto molto, e da quelle gravi ferite non si era più ripreso. Dopo un certo tempo la conseguenza fatale fu la morte.
Poi aggiunse che "doveva andare a Khriby", una località a circa trenta chilometri dal suo paese.
Perché vuoi andare a Khriby?
Portatemi a Khriby. E' il mio paese.
Che dici, che vuol dire che è il tuo paese.
Io sono vissuto là.
E quando?
Nella mia vita prima di questa. Là è la mia famiglia.
E come si chiama la tua famiglia
Disse un nome: Bouhamzy.
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Ma la storia di Imad non finisce qui; perché un giorno passeggiando per il suo villaggio con la zia, si staccò da questa e corse verso una persona che stava camminando al di là della strada. Lo salutò con calore e lo abbracciò. Lo sconosciuto sorpreso e stupito da quel ragazzino, gli chiese se lo conoscesse.
Ma certo che ti conosco? e yu no? ma se eravamo vicini di casa a Khriby.
Ma… come…
Quel signore in effetti era di Khriby. Era il signor Salim el Aschkar, che aveva sposato una ragazza del paese di Imad, Kornayel; e là di tanto si recava a volte solo a volte con la moglie.
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La zia di Imad tornati a casa raccontò il fatto ai genitori, i quali ebbero modo di pensare collegando questo fatto a tutto ciò che il figlio andava narrando di tanto in tanto. Però non fecero niente per appurare che cosa ci fosse sotto.
Questo ripeto, avveniva nel 1960.
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Nel 1962, il prof: Stevenson, venuto a conoscenza del caso, si recò di persona a Kornayel, dove Imad e la sua famiglia abitavano, e si fece raccontare tutto, ciò che i genitori per l'ennesima volta fecero. Chiese il permesso di recarsi con ragazzo a Khriby; lo ottenne, e andarono. Qui cominciò a fare controlli su controlli, e tutto combaciava coi ricordi del ragazzo. Per farvi capire ci vogliono alcuni numeri.
Il prof. Stevenson ottenne e registrò 47 dichiarazioni di  Imad.
44 di queste dichiarazione corrispondevano a verità, senza ombre o dubbi.
Una volta giunti a Khirby, Imad dette altre specificazioni su alcuni avvenimenti e personaggi di quella sua precedente esistenza.
Stevenson ne registrò 16.
14 risultarono esatte.


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Vediamo adesso alcune delle dichiarazioni fatte dal ragazzo, che nella vita precedente diceva di essere stato un certo Ibrahim della famiglia dei Bouhmdazy, che messe a confronto con la realtà anche attraverso la testimonianza di testimoni, si rivelarono vere.
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Partiamo dal nome di Khriby. Imad dichiarava che era il suo paese, ricordate?
Bene, va detto e lo appurò Ian Stevenson che c'era più di una località con quel nome; dei quali  uno vicinissimo al paese dell'attuale Imad. Durante gli interrogatori del professore al ragazzo questi disse che no, non era quello, il suo paese; il suo stava molto più lontano. Si trovò - andando sul posto - il paese esatto, che Imad riconobbe come il suo, e guidò tutti a quella che era stata la sua abitazione.
Queste prime cose furono testimoniate dai genitori di Imad, la madre Lafeite e il padre Mohammad.
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Un'altra cosa che disse mentre con la macchina andavano a Khriby:
- per andare a Khriby bisogna attraversare il villaggio di Hammana. (esatto)
Il prof. Stevenson a questa affermazione guardò i genitori di Imad, che assentirono, e gli dissero che il loro figlio non era mai stato su quella strada. ( che abbia forse, per caso, sentire qualche volta parlare di questo dal padre nelle varie discussioni con parenti e amici?)
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Adesso veniamo a quei due nomi che aveva pronunciato quasi a casaccio, così, e che là per là nessuno capì, né sapeva a cosa si riferissero.
Partiamo dalla seconda:
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- Mahmoud.
Mahmoud era in effetti uno zio di Ibrahim, per l'esattezza il signor Ibrahim Bouhamdzy (testimone un cugino di Ibrahim)
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- Jamile. 
Sul nome Jamile dobbiamo dilungarci un poco perché tanti sono i riscontri con la realtà vera; vediamoli.
.Ibrahhim aveva un'amante che rispondeva al nome di Jamile.
Su questo punto ci sono diverse testimonianze, ma una di esse da parte di un parente alla lontana di Ibrahim si rivelò non esatta, testimonianza che poi ritrattò, e ritrattò ancora,
Jan Stevenson capì che era un testimone non credibile, era un tale che voleva mettersi in mostra e di avere una certa importanza nella faccenda. Insieme a lui anche altri due persone vennero scartate dal professore, non attendibili.
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Alcune delle dichiarazioni del ragazzo a suo padre.
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- Jamile era bella.
In effetti nella località dove viveva la ragazza era ritenuta di una bellezza eclatante. (ma in Libano le donne sono tutte belle, e il dettaglio poteva essere senza alcuna efficacia); ma una donna del posto molto anziana, che l'aveva conosciuta di persona, confermò la cosa.
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Dove abitava, Jamile, lo sai?
Indicò con la mano tesa verso il villaggio di Masser dove la ragazza abitava.
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- Jamile portava tacchi alti.
La cosa fu confermata da Haffez Bouhamzy, e pareva poter essere presa come coincidenza, considerato il fatto che in Libano le ragazze non portavano i tacchi alti.
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- Jamile vestiva di rosso. 
Lui gli comprava vestiti di questo colore sgargiante. Haffez confermò che la ragazza era usa portare una scìarpa rosso fuoco intorno ai capelli.
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- Said.
Said era un cugino di Ibrahim Mahmoud, che aveva subito anche lui un incidente sulla strada, nel quale nell'anno 1943 subì l'amputazione delle due gambe. I medici fecero del tutto per salvarlo dalla morte ma non ci riuscirono.
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- La persona che Imad incontrò nel suo paese e che salutò calorosamente. Questa persona era un vicino di casa di Ibrahim.
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- Imad riferì quasi alla lettera le ultime parole di Ibrahim prima di morire.
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Imad nominò un altro nome: Mehibe
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- Mehibe
Non sapeva dire chi fosse. I suoi genitori avevano pensato intanto che fosse una femmina, e poi congetturato che potesse essere la figlia o una delle figlie di Ibrahim/ Imad. Invece Stevenson appurò, in base a ricerche e testimonianze, che era un uomo ed era uno dei tanti cugini di Ibrahim.
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Aveva dei figli:
- Adil
- Talil o Talal
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Va detto che parlando col prof. Ian Stevenson circa tutti questi nomi che pronunciava Imad, i genitori pensavano sempre che si trattasse di figli avuti nella precedente esistenza.
Invece si appurò che il primo, Adil, era un altro cugino di Ibrahim; così come l'altro nome; era esistito un altro cugino di nome Khalil, che nella pronuncia imperfetta del bambino era stato capito come Talil o Talal, appunto.
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Ha dei fratelli, uno si chiamava
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- Said
Ibrahim in realtà non aveva un fratello con questo nome.  Said è il nome di due persone che il ragazzo nella vita precedente aveva conosciuto.
Uno era un suo cugino morto per un incidente di macchina nel 1943; l'altro un amico morto nel 1963.
Il cugino come abbiamo narrato più sopra Said Bouhamzy, subì l'amputazione delle gambe e poiché il mezzo pesante gli era passato sopra il petto, gli aveva schiacciato il torace , e fu operato anche qui; successivamente morì proprio per le conseguenze di ciò (vedi più sopra).
A proposito di questo incidente, che colpì molto Ibrahim, che si recò spesso all'ospedale per avere notizie del cugino, Imad dichiaro anche che:
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- avvenne dopo che l'autista del camion e Said avevano litigato. Quindi egli affermò che l'uccisione fu volontaria. La notizia però si rivelò infondata. Forse Imad confondeva due episodi, il secondo del quale andiamo a riferire qua sotto. Va detto che l'autista fu processato e condannato per guida negligente, ma non per omicidio.
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- Un altro, fratello, Fuad.
Quando il prof. Stevenson gli mostrò una piccola foto di Fuad in divisa da militare Imad non lo riconobbe, negò; ma riconobbe benissimo un grande ritratto ad olio appeso a una parete, quello è mio fratello Fuad.
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- Una sorella, Huda
Dichiarò di avere una sorella con questo nome. Il professore verificò anche questo elemento. Appurò che era vero, aveva avuto una sorella alla quale al momento della nascita egli volle anche i genitori la chiamassero così appunto: Huda.
Il prof. Stevenson si incontrò con questa persona che avvalorò con la sua testimonianza quanto dichiarato dal imad.
La incontrò alla presenza di Imad, al quale chiese: riconosci questa persona?
Certo, che la conosco, è Huda.
(da notare che prima gli avevano mostrato una anziana signora che era la madre di Ibrahim, ma Imad non la riconobbe; disse infatti di no, ma aggiunse che gli piaceva molto.
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Tralasciamo di parlare delle molte persone tra amici e parenti che Imad nominò nelle sue varie confessioni di ricordi, e veniamo ad altro.
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Gli fu mostrata una tela abbastanza grande che ritraeva Ibrahim.
Chi è questo, lo conosci? (da notare che qualcuno gli aveva suggerito che era uno zio, e che era un suo fratello).
Certo, sono io.
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- Le parole prima di morire.
Avevano chiesto alla sorella che cosa le avesse detto prima di morire, dato che lei era presente; ella rispose: mi chiese di cercare Fuad e farlo venire, ché voleva salutarlo.
Ricordi cosa hai detto prima di morire, cioè le tue ultime parole?
Huda, per favore, chiama Fuad.
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Di professione Imad faceva l'autista. Aveva avuto moltissimi incidenti stradali.
Tra le altre dichiarazioni fatte una recitava così:
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. il mio autobus è andato fuori strada. Ma non c'ero io alla guida quando ciò è avvenuto. Morirono delle persone.
Il prof. Stevenson fece ricerche e fece domande. Al padre alla madre ad alcuni conoscenti. Si accertò che:
Un giorno il ragazzo che era alla guida dell'autobus che aveva persone a bordo scese. Il suo aiutante restò sopra. Il freno che probabilmente funzionava male perse la sua efficacia e l'autobus scivolò a marcia indietro in una scarpata; rimasero feriti alcuni passeggeri.
Si fece un capannello di persone, quasi tutto il villaggio, e fu chiamata la polizia che accorse sul luogo per fare i rilievi. Un testimone che seguì la cosa anche appresso, dichiarò che Ibrahim, da allora, non era più lui; e non volle più guidare. E aggiunse, ma questo non poté essere appurato, che questo fatto gli causò la forma di tubercolosi che lo portò alla tomba all'età di 25 anni. Aggiunse anche che aveva litigato con il suo collega autista, perché aveva insultato sua sorella.
Non è stato accertato.
Però c'è qualche elemento in comune con quello che Imad aveva dichiarato circa l'incidente di Said. (vedi sopra)
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- Ero amico di Kamel Joumblatt. (esatto)
Costui era un filosofo e politico, e sia Ibrahim che il cugino Said erano suoi amici. Il filosofo è vivente e risiede in una piccola località poco lontana dal paese di Ibrahim/ Imad.
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- Mi piaceva molto la caccia.
Avevo un fucile a due canne e anche una carabina. Però la carabina la tenevo ben nascosta.
E dove tenevi il fucile?
Imad indicò il ripostiglio ricavato da un angolo tra due pareti (solo lui e la madre sapevano di questo ripostiglio).
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- Avevo un cane da caccia di colore scuro.
Imad, quando nel cortile della casa gli fu chiesto dove tenesse il cane, qual'era cioè la sua cuccia, e come lo teneva, indicò l'angolo esatto, e che lo teneva legato con una corda. (dichiarazione particolare, perché in quel villaggio i cani erano tenuti da una catena).
Si rivelò esatta l'informazione.
Anche il fatto della carabina nascosta; spiegarono al professore che laggiù è vietato per uno che non sia un militare detenere una carabina.
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Il cane: aveva  un cane, ma non era da caccia.
Le testimonianze furono raccolte dalle dichiarazioni di due parenti di Imad, i signori Nabih e Haffez Bouhamzy.
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- E quando disse che aveva picchiato un cane, forse si riferiva al fatto che il suo cane pastore s'era azzuffato con un altro cane, e lo aveva ferito a morsi.
.- La casa.
Imad descrisse la casa dove viveva Ibrahim con precisione estrema. Era situata in un quartiere di Khriby (o Chriby). Egli la descrisse perfettamente e indicò esattamente la direzione da prendere a chi lo accompagnava da una distanza di più di trecento yarde. Era al centro del piccolo villaggio. Quando il prof: Stevenson condusse il ragazzo là, lo indirizzò verso la periferia, come aveva precedentemente dichiarato Imad, il quale però, strada facendo, si accorse che il verso della strada che doveva portare alla casa era sbagliato, e li fece deviare tornare indietro, e così trovò l'abitazione. E come aveva dichiarato prima, essa era proprio al fondo di una ripida discesa (proprio davanti a casa mia c'è una scarpata).
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- la camera di Ibrahim.
Nella camera indicata da Imad come quella dove viveva lui, c'erano due letti, gli fu chiesto qual'era il suo, indicò quello nell'angolo esatto.
C'è ancora un particolare che fu rilevato dai suoi genitori.
Il prof. Stevenson seppe che una volta Ibrahim s'ammalò di una malattia infettiva. per cui i suoi amici in visita non venivano ammessi nella cameretta di lui; e gli parlavano e lui parlava con loro attraverso una finestrina.
Fu chiesto a Imad come parlava agli amici; indicò la finestra e dichiarò: attraverso quella, indicandola.
Ma non potevi vederli dal tuo letto.
Il mio letto, quello, non stava là, ma stava in questa posizione, e la indicò. E da essa si vedeva benissimo all'esterno.
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- la casa ha un attico
(vero, il professore verificò di persona).
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- vi erano due pozzi.
Stevenson ebbe modo di constatare che vicino all'abitazione c'erano due cisterne, una profonda e una bassa. quella grande serviva per l'acqua piovana e l'altra no, perché appunto troppo poco fonda. E per questo il primo era sempre pieno e l'altro (che poi alla morte di Ibrahim fu chiuso), quasi sempre vuoto.
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- si stava rifacendo il giardino
(vero)
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- e nel giardino piantarono alberi di ciliegie e di mele.
Stevenson poté vedere di persona questi alberi.
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- affermò di possedere denaro e terreni
(in effetti corrispondeva a verità, erano dei genitori)
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- e aveva una macchina gialla
(vero, confermarono Haffez e Nabir Bouhamzy)
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e un autobus
(vero, c.s.)
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e un camion per il trasporto di terra e pietre
(vero, c.s.)
questi due ultimi mezzi uno serviva per il suo lavoro come autista, e l'altro per i lavori della famiglia per i terreni.
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- a casa mia ci sono due garages.
L'affermazione non è del tutto esatta, perché i mezzi di trasporto stavano all'aria aperta quando erano parcheggiati, ma c'erano due capannoni, che Ian Stevenson vide di persona; Imad/ Ibrahim poteva alludere a questi.
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- avevo cinque figli
(e mostrava le cinque dita della mano alzata)
Non è esatto. Non ebbe figli, il ragazzo, ma forse ricordava i figli di suo cugino Said, cui era molto affezionato, e del quale era amico intimo, che ne aveva appunto cinque.
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Ecco, questo è uno dei casi più importanti che Ian Stevenson ha studiato e catalogato nel suo ampio schedario.
In seguito ne illustrerò altri perché mostrano tutti un certo fascino e vi potranno interessare. Però al momento non so ancora quanti. Certo che sarebbe bello presentarveli tutti e venti, quelli del suo libro, ma forse sarebbe troppo noioso, alla fine.
Per ora un caro saluto, e alla prossima puntata.
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segue - 10
marcello de santis

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Parapsicologia - Articoli di Parapsicologia
Scritto da Marcello De Santis